Wimbledon 2026 guarda avanti: tecnologie, stutture e futuro nel segno dell’espansione

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Wimbledon 2026 guarda avanti: tecnologie, stutture e futuro nel segno dell’espansione

Cento giorni al via e Wimbledon, come da tradizione, non si limita a celebrare il conto alla rovescia: lo usa piuttosto come occasione per raccontare sé stesso. Il torneo più iconico del tennis continua a evolversi, senza perdere la propria identità.

E il poster ufficiale firmato dall’illustratrice britannica Nathalie Lees lo dimostra. Obiettivo? Restituirci la geografia sentimentale di Wimbledon. Il Centre Court è pensato come “cuore simbolico e architettonico” dei Championships, calamita naturale per il pubblico, mentre intorno gli altri campi continuano a pulsare. È una Wimbledon raccontata attraverso il flusso di persone, luce e movimento che da sempre definiscono l’atmosfera di Church Road. Lees lo dice con chiarezza: per lei, oltre all’erba, ai fiori e alle ombre lunghe del tardo pomeriggio, il vero elemento distintivo è la folla, il brusio continuo degli spettatori. Non sorprende allora che il manifesto 2026 abbia un’anima corale: è il ritratto di un luogo che vive di tennis, di ritualità e di persone che lo animano.

Se il poster ufficiale rappresenta l’essenza estetica dell’edizione 2026, è sul piano tecnico e infrastrutturale che si registrano le novità più significative.

Arriva il Video Review

Novità attesa è l’introduzione del Video Review, una sorta di VAR del tennis che farà il suo debutto sui prati di Church Road. Per la prima volta i giocatori potranno contestare le decisioni dell’arbitro su situazioni di gioco — doppio rimbalzo, “not-up”, tocchi o interferenze — senza limiti al numero di richieste.

Il sistema sarà attivo su sei campi (Centre Court, No.1, No.2, No.3, Court 12 e Court 18) e rappresenta il naturale passo successivo dopo l’introduzione, nel 2025, del full electronic line calling.

Non solo: per migliorare l’esperienza del pubblico, compariranno anche indicatori visivi sui tabelloni per le chiamate “out” e “fault”, risposta diretta alle criticità emerse lo scorso anno.

Più spazio ai giocatori: cresce il Millennium Building

Il Millennium Building, cuore operativo del torneo, continua la sua trasformazione in un hub ultramoderno.

Il progetto, articolato su più anni, sta ridisegnando completamente l’esperienza dei giocatori: palestra ampliata, nuove aree mediche e fisioterapiche, spazi dedicati al recupero e alla nutrizione.

Wimbledon vuole restare il palcoscenico più prestigioso del tennis anche dal punto di vista delle condizioni offerte agli atleti.

E il progetto non si fermerà qui: entro il 2027 sono previsti nuovi spazi sociali, terrazze panoramiche e aree hospitality. Un’evoluzione che riflette una tendenza chiara: i grandi Slam sono sempre più ecosistemi, non solo tornei.

Qualificazioni più accessibili: aumentano i biglietti

Un altro segnale importante arriva dal fronte pubblico. Le qualificazioni, tradizionalmente giocate a Roehampton, vedranno un aumento della capienza giornaliera da 3.500 a 4.000 spettatori.

Una scelta che va nella direzione opposta rispetto all’esclusività crescente del torneo principale, dove la domanda continua a superare l’offerta. Wimbledon prova così a mantenere un punto di accesso più popolare, senza snaturarsi.

Anniversari che raccontano l’identità di Wimbledon

Come da tradizione, Wimbledon non guarda solo al futuro ma celebra anche la propria storia, scandita nel 2026 da ricorrenze che raccontano l’evoluzione del torneo dentro e fuori dal campo. Si festeggiano gli 80 anni degli steward militari, presenza discreta ma essenziale nell’organizzazione, i 50 anni del tennis in carrozzina, ormai parte integrante del programma, e i 40 anni del Last 8 Club, simbolo di riconoscimento per chi ha raggiunto i quarti di finale del singolare e le semifinali del doppio. A questi si aggiungono i 25 anni delle iniziative giovanili ed educative del Club, cuore del legame con il territorio.

Il futuro passa anche dai tribunali (e da una sentenza chiave)

Sul fronte dell’espansione, Wimbledon ha incassato una vittoria significativa. L’ Alta Corte ha stabilito che i terreni dell’ex Wimbledon Park golf club non sono, e non sono mai stati, soggetti a un vincolo di uso pubblico (statutory trust), respingendo uno dei principali argomenti dei contrari al progetto.

Deborah Jevans, presidente dell’All England Club, ha accolto con favore la decisione, sottolineando come “la sentenza dell’Alta Corte, che si è espressa a favore dell’All England Club, conferma che i terreni dell’ex Wimbledon Park golf course non sono, e non sono mai stati, soggetti a un trust statutario”.

Jevans ha poi evidenziato il valore strategico della pronuncia: “Questa decisione fornisce chiarezza sullo status del terreno e porta una certezza legale necessaria per permettere a tutte le parti di andare avanti”. Un passaggio che, nelle intenzioni del Club, rappresenta “una tappa significativa” per lo sviluppo futuro: il progetto prevede anche la creazione di 27 acri di nuovo parco pubblico e il potenziamento delle strutture, con l’obiettivo di mantenere Wimbledon tra gli eventi sportivi più importanti al mondo.

“Allineare le qualificazioni agli altri Slam e aumentare le strutture di allenamento ci permetterà di avvicinare ancora di più i fan ai migliori giocatori”, ha aggiunto Jevans, sottolineando inoltre come, dai confronti con i residenti locali, emerga “la volontà della maggioranza di vedere realizzati i benefici del progetto nel più breve tempo possibile”.

Allo stesso tempo, la vicenda non è ancora del tutto chiusa: restano aperti altri fronti legali e amministrativi, ma la sentenza rappresenta senza dubbio uno snodo favorevole e rafforza la posizione del Club nel percorso di sviluppo futuro.

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