Il Paraguay torna in top 100: chi è Daniel Vallejo, una delle speranze del tennis sudamericano

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Il Paraguay torna in top 100: chi è Daniel Vallejo, una delle speranze del tennis sudamericano

Lunedì 16 marzo è una data che Daniel Vallejo marcherà a fuoco nella propria mente. È uno di quegli spartiacque che cambiano l’inerzia delle carriere, che proiettano in uno spazio di prestigio e privilegio tennistico.

La top 100 è univocamente considerata la pietra angolare per un tennista, il primo traguardo da porsi per cambiare status.
Pur rimanendo una soglia del tutto psicologica – significativa per l’accesso diretto al tabellone principale degli Slam, ma non dei Masters 1000 – entrare tra i migliori 100 giocatori al mondo costituisce le fondamenta su cui costruire.
Vallejo, piazzandosi al numero 99 del ranking, può adesso osservare da un’ottica inedita.
Il 21enne di Asuncion è il primo paraguaiano dai tempi di Ramon Delgado a irrompere tra i primi 100 giocatori a quasi 21 anni di distanza.

Dagli inizi sotto la protezione di Delgado all’Orange Bowl: Vallejo si presenta al mondo

Vallejo inizia a socializzare con il tennis sin da piccolo, più per spirito di emulazione che per una vocazione precoce.

Tutta la mia famiglia giocava a tennis e loro mi hanno influenzato a giocareracconta in un’intervista quando non era ancora maggiorenne. La passione per la racchetta è tramandata dal nonno Carmelo e papà Gustavo la trasmette ai tre figli.

Verso i 14 anni Dani cambia approccio e realizza di volere qualcosa di più dal tennis rispetto a quel divertimento fanciullo: diventare un giocatore professionista.
Il tennis è uno sport super complicato, ma per fortuna mi sono sempre divertito, che è un dettaglio molto importante” confessa. “Mi sono allenato poco a poco, migliorando, e finora tutte le cose sono andate per il verso giusto”.

A livello Junior, si configura presto come uno dei protagonisti assoluti dello scenario mondiale. A 17 anni riscrivere la storia del proprio Paese, diventando il primo paraguayano a trionfare, nella categoria under 19, all’Orange Bowl, prestigiosa competizione giovanile che spesso si è rivelata profetica. Un solo connazionale si era spinto fino alla finale, ovvero Victor Pecci, ex numero 9 del mondo e finalista del Roland Garros 1979.

I traguardi negli Slam Junior e il n. 1 di categoria

Sulla scia di questo successo, nel 2022 firma le prime affermazioni anche negli Slam di categoria. All’Australian Open approda in semifinale, dove è fermato dal futuro campione Bruno Kuzuhara – vittorioso su Jakub Mensik in tre set. Fa ancora meglio in doppio: in coppia con Alex Michelsen giunge in finale, ma è ancora una volta Kuzuhara, insieme a Coleman Wong, a infrangere i sogni di gloria di Vallejo.

Nei Major lontano dal cemento Dani raccoglie meno di quanto ci si aspettasse, con un’eliminazione al secondo turno al Roland Garros Junior per mano di Joao Fonseca, e il forfait di Wimbledon. Tuttavia, nei tornei Futures e Challenger ottiene risultati importanti che gli consentono di scavalcare uno a uno gli avversari in classifica, fino a issarsi sul tetto del mondo.

Ho sempre pensato che potessi essere tra i cinque migliori al mondo (junior); non si sa mai, alla fine, se succederà oppure no, ma ho sempre avuto quella speranza e ho lavorato per essere dove sono” confessa a ABC.

Allo US Open, dove si presenta da testa di serie numero 1, centra ancora una semifinale Slam sul duro, ma cede il passo di nuovo al trionfatore a venire, Martin Landaluce.

A 18 anni ha così ultimato la formazione nei tornei giovanili ed è pronto a muovere i primi passi nel tennis adulto.
I miglioramenti tecnici al servizio e sul lato del diritto completano l’evoluzione preliminare di Vallejo, ridando speranze e vigore al Paraguay, una nazione che solo saltuariamente si riscopre appassionata di tennis, ma che non ha mai smesso di aspettare un portabandiera sullo scenario planetario.

A proposito di mito della rappresentanza nazionale, nel frattempo arriva anche la prima convocazione in Davis con la compagine sudamericana.

Le difficoltà del Paraguay, Vallejo: “Senza tornei, il tennis sudamericano muore”

Il 2023 inaugura allora un nuovo capitolo nella carriera di Dani. Dismessi i panni della giovane promessa, inizia a farsi le ossa nei Challenger. Perché le ambizioni necessitano di piantare solide radici prima di mostrare i primi frutti.

Voglio essere tra i 50 migliori giocatori al mondodichiara senza nascondere le ambizioni. “Devo continuare a migliorare e a lavorare, perché è un percorso lunghissimo”.

Il paraguaiano ha le idee chiare circa le mosse da compiere. E, nonostante la giovane età, mostra una certa profondità di pensiero già appena maggiorenne. Interrogato su quali siano gli ostacoli che frenano i suoi connazionali, ponendoli in una situazione di svantaggio rispetto agli avversari, Vallejo non ha dubbi. La mancanza di competizioni su suolo sudamericano è un deficit non indifferente.

La competizione, qui in Paraguay e in Sudamerica in generale, è piuttosto debole. E serve anche avere più fiducia in se stessi, credere che si possa arrivare a ciò a cui si aspira. Molta gente pensa di non poter competere ad alti livelli, proprio come pensavo io già a 14 anni”.
Per colmare il differenziale, secondo Vallejo, si dovrebbero promuovere più tornei in certe zone del mondo, a cominciare dal suo Paraguay. “Quante competizioni abbiamo avuto negli ultimi mesi?” si interroga. “Penso molto poche e ovviamente di livello piuttosto basso. Più tornei Futures e qualche Challenger qui in Paraguay motiverebbero più ragazzi e, quanto più si allenano, tanto più il livello comincerà a salire.

Parole di qualche anno fa che oggi pesano come macigni, soprattutto alla luce delle discussioni sul futuro del Golden Swing, che non fa tappa nella nazione albirroja, ma consente a Argentina, Brasile e Cile di essere l’ultima effigie del tennis sudamericano.

Il bottino nei Challenger: cinque titoli in singolare e uno in doppio

La prima finale a livello Challenger non tarda ad arrivare. Nel luglio del 2023, partendo dalle qualificazioni, si issa fino alla finale sulla terra di Santa Fe, dove si inchina solamente alla prima testa di serie Mariano Navone.
Il riscatto arriva in doppio appena un mese dopo, con il trionfo a Lima in coppia con il peruviano Gonzalo Bueno.

L’adattamento a un tennis differente rispetto a quello masticato quotidianamente sul circuito Junior richiede tempo. E Dani pare volerselo prendere tutto, anche quando gli incidenti di percorso superano di gran lunga le soddisfazioni.

Per il primo titolo Challenger deve attendere fino al marzo del 2024, quando al Sao Leo Open si laurea campione.
Il booster di fiducia racimolato con il trofeo brasiliano si riverbera sulla classifica, che a maggio lo vede irrompere in top 300.

In seguito, grazie al secondo sigillo, firmato in Cile contro Juan Manuel Cerundolo, consolida la sua posizione tra i migliori 300 e si approssima al club dei 200, il prossimo traguardo da tagliare.
L’obiettivo si compie a inizio 2025, grazie alla finale al Challenger di Tigre.

Poi una nuova battuta d’arresto. Quella spinta propulsiva alimentata da successi e miglioramenti si esaurisce e Vallejo fatica a rintracciare la soluzione ai suoi problemi. La nota lieta è una classifica che, nonostante un arretramento, non si fa così invisa.

L’estate trascorre monotona, ma ancora una volta Dani apprende a sue spese che scoraggiarsi non serve a niente. Allora a metà stagione stravolge il proprio team, scegliendo come guida tecnica Andrés “El Gringo” Schneiter da affiancare a Ramon Delgado.

Forse a posteriori avrà in mente la favola della cicala e della formica. Quel lavoro dispendioso durante la stagione calda, che non accenna a portare risultati immediati, torna indietro sotto forma di progressi in inverno.
Tra ottobre e novembre, il paraguaiano centra tre finali Challenger in giro per il Sudamerica, con due successi.

Il vento sta cambiando.

Il 2026 delle prime volte: esordio con vittoria in un tabellone ATP e top 100

Sulla scia delle vittorie della stagione appena conclusa, Vallejo non ferma la propria corsa e inaugura il 2026 con la quinta e la sesta affermazione nel circuito cadetto, portandosi a ridosso della top 100.

A 21 anni, dopo una serie di annate di gavetta, il suo momento d’oro si corona con il primo approdo in un tabellone principale ATP. Il palcoscenico è l’ATP 250 di Santiago de Chile, l’ultima tappa della gira sudamericana, che lo consacra come il primo paraguaiano in un main draw del Tour maggiore dopo 16 anni – l’ultimo è stato Ramon Delgado a Indian Wells.

Superate le qualificazioni, Vallejo affronta un Francesco Passaro fisicamente provato dalle fatiche di Buenos Aires e Rio. L’azzurro è costretto al ritiro sul punteggio di 3-3 nel secondo set, dopo aver perso il primo per 6-3. Dani, così, coglie anche la prima vittoria ATP della carriera, prima di arrendersi agli ottavi a Emiliano Nava.

Non è ancora tempo di interrompersi. L’appagamento da debutto ATP non distoglie il 21enne di Asuncion dai propri obiettivi.
Scende ancora di livello per racimolare i punti che gli mancano per l’irruzione in top 100. Ed è di nuovo la terra sudamericana a portargli fortuna: pur senza titoli, la finale e i quarti ai Challenger di Brasilia e Santiago gli bastano per esordire tra i migliori 100 del mondo, piazzandosi al numero 99.

“Abbiamo fatto piccoli passi ogni giorno. In generale, la cosa più importante è stata avere ordine in campo. […] È stato come costruire un puzzle, passo dopo passo, creando le giocate, diventando più solidi, e da lì tutto ha iniziato a funzionare lentamente spiega a Septimo Game alla vigilia del Chile Open.

Sicuramente ancora Dani non è dove sognava di essere da bambino. Ma passo dopo passo va costruendosi la propria storia.
Adesso che il tennis sta per inaugurare lo spaccato sulla terra rossa, le ambizioni dell’ex numero 1 Junior non possono che mantenersi vive. Lui che da Under 18 ha ottenuto i migliori risultati sul cemento, adesso ha nel mattone tritato l’alleato migliore per il proprio gioco.

Dopo aver sfiorato la qualificazione per l’Australian Open, fermandosi al turno decisivo contro Arthur Gea, un ulteriore salto di qualità potrebbe essere l’approdo al Roland Garros. E visti gli irrisori punti in scadenza da difendere nelle prossime settimane, l’accesso allo Slam parigino potrebbe addirittura arrivare per via diretta, grazie allo status di top 100. Il Paraguay non mette la bandierina in un Major da Wimbledon 2010, con il solito Delgado – mentre la vittoria Slam manca dallo US Open 2003.

“A tutti piacciono Federer o Nadal, a me è sempre piaciuto Murray”

Per inquadrare ancora meglio il ragazzo dietro al giocatore, c’è una dichiarazione particolarmente incisiva.

“Fin da piccolo mi è sempre piaciuto Andy Murray; forse a tutti piacciono Roger (Federer) o Nadal, ma a me è sempre piaciuto Murray e ovviamente mi piacerebbe essere come lui: è stato numero uno del mondo e ha vinto un Grand Slam”.
In direzione ostinata e contraria, verrebbe da scrivere. Se non fosse che lo scozzese conta di tre Major ed è riuscito a scalzare i Big Three dal trono mondiale.

E a proposito di idoli tennistici, Vallejo non può che menzionare i due pionieri del tennis del suo Paese, a cominciare da Victor Pecci, giocatore da 10 titoli ATP e attuale capitano di Coppa Davis della compagine albirroja. Il nativo di Asuncion ha guidato la squadra verso il World Group I e ora il sogno coincide con i Qualifiers del 2027, Perù permettendo.

Un ruolo di spicco nella sua carriera è ricoperto da Ramon Delgado, ex numero 52 e ricordato come il primo avversario sconfitto da Rafael Nadal nel circuito ATP, che a oggi collabora con Dani.

Pecci, Delgado e Vallejo sono gli unici paraguaiani, insieme a Francisco Gonzalez, che fu 34 del mondo nel 1978, ad essersi spinti in top 100.
Il 99 ATP rappresenta la speranza del tennis sudamericano, che teme un ulteriore graduale ridimensionamento fino all’introduzione del decimo Masters 1000 nel 2028, inserito con tutta probabilità in sovrapposizione con il Golden Swing.

Daniel Vallejo e Ignacio Buse sono due dei nomi che seguono le orme – all’ombra verrebbe da dire – di Joao Fonseca come idoli di una zona del pianeta che arde di passione per il tennis. Ma Dani non teme il confronto generazionale o il paragone con i coetanei.

Ognuno costruisce la propria carriera; io appartengo a una generazione diversa da Ramon Delgado. Tutto è diverso, soprattutto perché lo ho nel mio team. Non mi confronto con lui, perché è qualcuno che ammiro moltissimo e mi piacerebbe avere una carriera simile o migliore della sua”.

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