ATP Indian Wells: contro Medvedev Sinner può fare ancora la storia

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ATP Indian Wells: contro Medvedev Sinner può fare ancora la storia

Jannik Sinner ritrova se stesso e il suo tennis a Indian Wells. Il percorso netto al BPN Paribas Open, con cui si era sbarazzato degli avversari aveva già sostituito nella mente degli appassionati e addetti ai lavori i mezzi passi falsi dell’Australian Open e Doha – per cui a Novak Djokovic e Jakub Mensik vanno riconosciuti i meriti di partite brillanti, la leggenda senza tempo e il giovane in rampa di lancio.

È la vittoria senza appello su Alexander Zverev in semifinale, però, a riaccendere definitivamente il talento dell’azzurro. Un successo che al numero 2 del mondo non vale solo la prima finale del 2026 – tenendo ben presente che siamo solamente a marzo e per Jannik è la terza competizione a cui prende parte –ma anche la possibilità di ultimare il collage di tutte le finali dei tornei importanti sul cemento, tra Slam, ATP Finals e Masters 1000. E contro Daniil Medvedev si gioca un ulteriore record: essere il più giovane ad annoverare nel palmares tutti i titoli più importanti sul veloce outdoor e indoor.

I numeri di Sinner sul cemento: otto sconfitte in più di due anni

Non importa se ci sia un tetto a coprire il campo da gioco o meno, Sinner ha dimostrato una volta di più che sul cemento sono davvero una manciata i giocatori che possono tenergli testa e ancora meno sono quelli in grado di batterlo. Dal 2024 l’azzurro conta solamente otto sconfitte, di cui tre equamente suddivise tra la scorsa stagione e la precedente, oltre alle due del 2026. Gli artefici di queste piccole imprese portano i nomi di Carlos Alcaraz, Andrey Rublev, Tallon Griekspoor, Novak Djokovic e Jakub Mensik.

Vittorie queste che celano storie e capitoli di carriera differenti per tutti i protagonisti. Carlitos si è imposto quattro volte sull’altro detentore del duopolio tennistico da due stagioni e pochi mesi a questa parte. Proprio a Indian Wells due anni fa, lo spagnolo ha posto fine all’imbattibilità stagionale di Sinner; poi nell’ATP 500 di Pechino si è risollevato da un periodo sottotono fermando ancora uno Jannik che pareva insuperabile (nel mezzo c’è stata la sconfitta per mano di Andrey Rublev all’Open del Canada).

La scorsa stagione, invece, due delle tre battute d’arresto sono arrivate per ritiro: la finale di Cincinnati contro il solito Alcaraz e il terzo turno di Shanghai, quando i crampi hanno colto Sinner nel bel mezzo della sfida a Tallon Griekspoor. A completare il quadro è l’ultimo atto dello US Open, con cui il fuoriclasse di Murcia ha strappato a Sinner il titolo newyorchese e il numero 1 in classifica.

Infine, come si diceva, Djokovic e Mensik si sono meritati la gloria in queste settimane. Ragionando meglio, c’è un fattore che accomuna tutti gli incontri sopracitati: si sono svolti outdoor.
Perché indoor è tutt’altra storia: l’imbattibilità di Sinner perdura da più di due anni. L’ultimo a onorarsi del trionfo contro l’azzurro è stato proprio Nole, alle ATP Finals del 2023.

Sinner completa le finali importanti sul cemento

Questi numeri non esplicitano solamente una supremazia sulle superfici rapide mai veramente in discussione. Sono anche la sintesi perfetta dei record inanellati da Sinner negli ultimi tempi – che ormai non sono più così “ultimi”, sintomo di una costanza che neppure una sospensione di tre mesi ha saputo scalfire.

In termini di traguardi, con il dominio su Zverev nella semifinale di Indian Wells, Jannik può dire di aver completato il giro delle finali importanti sul cemento. Un cerchio avviato a Miami nel 2021 che trova compimento nel deserto californiano, in uno scenario in cui l’altoatesino ha sempre faticato, per condizioni di gioco, a rintracciare quel paradiso nelle sue soluzioni.

Cinque anni fa, nella seconda tappa del Sunshine Double, l’attuale numero 2 del mondo ha conquistato la sua prima finale importante sul cemento. Il titolo è andato a Hubert Hurkacz, ma il futuro era tutto a tinte azzurre. Il bis del 2023 (fermato proprio da Medvedev) è stato ugualmente sfortunato, ma, ancora una volta, i segnali erano incontrovertibili. Perché pochi mesi dopo la trasformazione di Sinner da grande giocatore a eccellenza assoluta ha preso forma, con la finale del Masters 1000 di Toronto e con il tripudio del pubblico di Torino, in occasione di quella che sarebbe stata l’ultima sconfitta indoor di Jannik.

Nel 2024 i tabù sono caduti a uno a uno: approdato all’ultimo atto dell’Australian Open, la bacheca si è arricchita del primo Slam. Per confermare che sul cemento il ritmo impresso è pressoché insostenibile, sono arrivate le finali vinte a Miami, Cincinnati e allo US Open, poi ribadite a Shanghai. E infine il trionfo alle ATP Finals.

Lo scorso anno, in una stagione particolare e, per certi versi, indimenticabile, Jannik ha confermato i titoli di Australian Open e ATP Finals. Le abdicazioni dell’ultimo Major della stagione e dei Masters 1000 di Cincinnati e Shanghai sono ampiamente scolorite da due notizie. La prima non può che essere il successo a Wimbledon. La seconda, invece, è da inquadrare più nel lungo periodo: sui campi indoor di Parigi – non più Bercy – Sinner ha trovato la maniera di rendere efficacie il proprio tennis in un torneo che non aveva mai capito fino in fondo. La finalee il trofeo – restituiscono un campione capace di ricostruirsi dai passi falsi e dai “difetti tennistici”. E chissà in questo 2026 cosa combinerà sulla terra battuta, dopo aver chiaramente dichiarato che l’obiettivo dell’anno è il Roland Garros…

Sinner a un passo dal record: Indian Wells è l’unico titolo importante che gli manca sul cemento

A Indian Wells potrebbe così crollare l’ultimo fortino inviolabile. Ma la finale del Tennis Paradise non era solamente l’ultimo ingranaggio mancate per completare il mosaico degli epiloghi degli undici tornei principali sul cemento. Perché è il trofeo del BNP Paribas Open il vero tassello a perfezionamento del capolavoro.

Delle suddette competizioni “rapide” il primo Masters 1000 del calendario tennistico è l’unico mancante nella bacheca di Sinner. Un successo in California innalzerebbe Jannik a giocatore più giovane della storia a trionfare in ogni Major e Masters 1000 sul veloce e alle ATP Finals. Poi potrebbe dedicarsi ai bis, che si è concesso solo con i back to back di Melbourne e delle Finals – oltre all’indimenticabile doppietta in Coppa Davis. Daniil Medvedev permettendo…

Il russo ha infatti posto fine alla serie di 16 vittorie consecutive di Alcaraz, così come nel 2024 Carlitos aveva interrotto la medesima striscia di Sinner. Lo spagnolo poi aveva sollevato la coppa. Contro chi? Proprio Medvedev, anche lui alla ricerca del primo titolo in California per completare il set dei Masters 1000 sul cemento. Uno dei cerchi ancora aperti è inesorabilmente destinato a chiudersi.

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