Le cose non accadono mai per caso. Le aspettative di tutti, il gran parlare, l’attesa, non sono situazioni comuni sempre per un match di tennis. C’era qualcosa di non scritto, ma tangibile in quello che ad oggi definiremmo come hype, intorno al match tra Jannik Sinner e Joao Fonseca ad Indian Wells. Capita però anche che queste aspettative vengano disattese. Non stavolta però. I due hanno dato vita ad un match che, magari non sarà ricordato tra i più belli della storia ma è l’inizio di una. Di una storia, appunto. Della storia di un giovane giocatore brasiliano che vuole arrivare in alto aprendosi una finestra sul futuro. La partita giocata dal giovane brasiliano e il numero due al mondo, Jannik Sinner, chiusa con un doppio 7-6 in favore di Sinner, è stato tutto questo.
Chi ha visto la partita sa che è stata molto di più: due ore di tennis intenso, scambi pesanti, ritmo alto e la sensazione che dall’altra parte della rete, rispetto a Sinner, ci fosse davvero uno dei giocatori destinati a stare stabilmente ai piani alti del circuito. Fonseca lo sa. E lo dice con una lucidità che sorprende per un ragazzo che ha appena perso uno dei match più importanti della sua giovane carriera.
“È stata una partita molto equilibrata fin dal primo punto. Ho giocato un buon tennis e mi sono sentito bene in campo”, racconta il brasiliano in conferenza stampa, con quella miscela di serenità e ambizione che spesso distingue i talenti veri.
La differenza nei punti importanti secondo Fonseca
Se si dovesse condensare il match in una frase, Fonseca la trova senza troppi giri di parole: i dettagli.
“La differenza sono stati i punti importanti. Lui ha servito molto bene nei momenti chiave e ha messo tanta pressione”.
Non è solo una questione di servizio o di potenza, però. Fonseca prova a spiegare cosa significhi davvero giocare contro Sinner, uno di quei giocatori che sembrano aumentare l’intensità proprio quando la tensione cresce. “La cosa che mi ha colpito di più è la pressione che mette in ogni momento. Anche quando sembra un po’ teso continua a colpire forte, la palla è sempre pesante e devi essere pronto a ogni scambio”. Una sensazione che si ripete lungo tutta la partita: “Devi restare sempre concentrato, sempre al cento per cento, perché lui mantiene un’intensità altissima e sbaglia pochissimo”. È la fotografia perfetta di quello che separa un grande giocatore da uno che sta ancora completando il proprio percorso.
La distanza è piccola, ma esiste
Fonseca, però, non esce dal campo con la sensazione di appartenere a un’altra categoria. Al contrario. “Il livello c’è. Posso giocare contro di loro e fare grandi partite”. La distanza, semmai, sta nelle piccole cose: esperienza, gestione dei momenti decisivi, continuità mentale. “Sono i dettagli. Come gestisci i punti importanti, come reagisci alla pressione. È qualcosa che si costruisce con l’esperienza”. È un passaggio quasi didattico, che racconta quanto il brasiliano sia consapevole del percorso che lo aspetta. Il talento è evidente, la velocità di palla pure. Quello che manca, come spesso accade ai giocatori più giovani, è la capacità di trasformare certe occasioni in punti pesanti, perché lo abbiamo detto e scritto tante volte, nel tennis non tutti i punti sono uguali. Fonseca stesso ripensa a uno dei momenti chiave del match. “Forse avrei potuto servire meglio sul 6-5 nel tie-break. Ma sono sempre dei ‘se’. Non possiamo cambiare il passato, dobbiamo guardare avanti”.
Una settimana che vale fiducia
La partita con Sinner, però, è stata solo l’ultimo capitolo di una settimana che Fonseca considera molto positiva. A Indian Wells il brasiliano ha battuto Khachanov e Tommy Paul, due vittorie che raccontano la crescita del suo tennis e la sua capacità di stare su palcoscenici importanti. “Mi dà molta fiducia. È stata una settimana molto produttiva, in cui ho giocato un gran bel tennis”, spiega. E anche contro Sinner, in più di un momento, ha avuto la sensazione di poter controllare gli scambi: “Sono riuscito a dominare parecchi punti e a mettere pressione come volevo. Due tie-break contro uno dei migliori giocatori del mondo sono comunque un segnale positivo”.
Fonseca parla spesso di lavoro, di routine, di processo. Non sono parole casuali. Sono il filo conduttore del suo racconto. “Bisogna continuare a lavorare e credere nel processo, anche quando ci sono momenti difficili. Tutti li hanno avuti: Alcaraz, Sinner, Djokovic. La cosa importante è continuare a lavorare ogni giorno. Ho un team molto buono alle spalle, che mi rende tranquillo ma allo stesso tempo mi spinge a lavorare sempre di più. Mi sto allenando bene, sto facendo buoni allenamenti e questo poi si vede in partita”. Alla fine, il senso della serata di Indian Wells resta tutto in una frase che Fonseca pronuncia quasi con naturalezza. “Sono entrato in campo per dimostrare a me stesso che posso stare a quel livello”.
O que achou dessa notícia? Deixe um comentário abaixo e/ou compartilhe em suas redes sociais. Assim conseguiremos informar mais pessoas sobre o que acontece no mundo do tênis!
Esta notícia foi originalmente publicada em:
Fonte original
