C’era un volto familiare ma “nuovo” nel box di Matteo Berrettini durante la maratona vinta contro Adrian Mannarino nel primo turno del BNP Paribas Open. Si tratta di Thomas Enqvist, ex numero 4 del mondo (traguardo raggiunto nel Novembre del ’99) e da qualche tempo nuovo membro dello staff tecnico del romano. In un’intervista concessa al sito ufficiale dell’ATP, Matteo ha ripercorso la nascita di questo legame, risalente alla Laver Cup 2021: “Ricordo l’energia. Quando ero da solo a Boston la prima volta che ci andai, il mio preparatore atletico arrivò il giorno del match, quindi mi preparai praticamente con Thomas. Ma Thomas era colui che si occupava della mia preparazione, del mio allenamento e di tutto il resto”.
“Mi dissi: ‘Chissà, forse in futuro lavoreremo insieme’”
Nonostante la presenza di leggende come Bjorn Borg, fu Enqvist svedese a colpire immediatamente la sensibilità del romano. Berrettini ha confessato di aver intuito già allora che le loro strade si sarebbero incrociate di nuovo: “Ricordo di aver sentito questa energia. Questo ragazzo ama il tennis e ama lavorare con i giocatori, e me lo ricordo bene. Mi dissi: ‘Chissà, forse in futuro potremo lavorare insieme’. Ed è successo, quindi sono davvero felice e orgoglioso di questo”.
ATP Indian Wells, Berrettini: “I crampi sono dovuti al fatto che ho dato tutto”
Dopo anni difficili segnati da infortuni che lo hanno fatto scivolare fino al numero 154 del mondo, Berrettini (attualmente numero 66 del ranking mondiale) è tornato a sorridere proprio nel momento di massimo sforzo fisico. I crampi accusati a fine match sono, paradossalmente, un segnale positivo per lui: “È la cosa che mi è piaciuta di più oggi. Continuavo a ripetermi che questi sono i match e le battaglie per cui sto lavorando. Tutti quegli allenamenti, tutti quei giorni, svegliarsi e andare a colpire così tante palle, è tutto per questi momenti. Sono così contento, così felice di aver potuto farlo. I crampi sono dovuti al fatto che ho dato tutto. Voglio solo sentirmi così quando gioco. Questo è l’obiettivo principale”.
La tensione necessaria per rendere al meglio
In vista dell’imminente sfida contro Alexander Zverev, il finalista di Wimbledon 2021 ha analizzato l’equilibrio mentale necessario per competere a questi livelli, spiegando perché non cerca la serenità assoluta in campo: “Penso che tu debba goderti il processo che ti porta in campo perché se sei troppo sorridente là fuori, sento che, almeno per me, non funziona al 100%. Ho bisogno di avere quel tipo di paura, quel tipo di tensione che deve esserci per rendere al meglio. Ma allo stesso tempo, quando mi sento come mi sono sentito oggi, penso che quella sia la chiave”.
L’azzurro guarda ora con fiducia al prossimo turno, consapevole che il percorso di risalita passa da battaglie come quella californiana. Sotto la guida di Enqvist, Matteo sembra aver ritrovato quella “fame” agonistica che lo aveva portato ai vertici del tennis mondiale. La sfida contro il due volte campione delle Finals sarà il prossimo vero banco di prova per testare la tenuta fisica e mentale di questo nuovo capitolo della sua carriera.
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