ATP Acapulco, Cobolli: “Orgoglioso di me stesso, lo sognavo fin da bambino”

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ATP Acapulco, Cobolli: “Orgoglioso di me stesso, lo sognavo fin da bambino”

C’è un’immagine che resta impressa nella notte messicana: Flavio Cobolli che crolla sul cemento dell’Arena GNP Seguros, quasi a voler assorbire il calore di una superficie che non gli aveva ancora regalato la gioia del trofeo più grande. Il tennista romano ha vinto l’ATP 500 di Acapulco (Abierto Mexicano Telcel presentato por HSBC) superando Frances Tiafoe 7-6(4) 6-4, e lo ha fatto con una ferocia agonistica che ricorda i giorni migliori del tennis azzurro. Non è stata solo una vittoria di potenza e buon tennis, ma di testa: Flavio ha saputo gestire i momenti di trance agonistica dell’americano, rispondendo colpo su colpo e trovando nel dritto una sentenza definitiva che non ha lasciato scampo al tennista del Maryland.

Il tie-break della svolta

Il match ha vissuto il suo climax emotivo nel primo set, una frazione giocata sul filo del rasoio dove Cobolli ha dimostrato di aver compiuto il definitivo salto di qualità mentale. Dopo aver mancato un set point sul 5-4, il classe 2002 si è trovato a rincorrere nel tie-break, sotto 1-3. Lì, dove molti avrebbero ceduto alla frustrazione, Flavio ha cambiato marcia, infilando una serie di passanti millimetrici che hanno spento l’entusiasmo di Tiafoe. Un parziale di 6 punti a 1 che ha spostato l’inerzia della finale, confermando come l’azzurro sia ormai in grado di competere ai massimi livelli anche quando lo scambio diventa una questione di nervi scoperti.

Tutta l’emozione di Flavio: “Sognavo questo momento sin da bambino”

Al termine della battaglia, durata poco più di due ore, Cobolli ha affidato al sito ufficiale ATP tutta la sua emozione, ripensando ai sacrifici fatti per arrivare a calcare i palcoscenici più prestigiosi: Quando ero bambino, sognavo questo momento ha raccontato l’azzurro. “Sognavo questo tipo di tornei, di giocare sul campo centrale con la gente a fare il tifo per me. Sono molto orgoglioso, non solo per me stesso, ma anche per le persone che lavorano con me: mio padre, la mia famiglia e il resto del mio team. Mi hanno aiutato molto”. Parole che trasudano umiltà e che mettono in risalto l’importanza del Team Cobolli, con papà Stefano sempre in prima linea.

Nel solco dei grandi

L’aspetto più impressionante della cavalcata messicana di Flavio non è solo il trofeo in bacheca, ma il peso statistico di questo trionfo. Vincendo ad Acapulco dopo i successi di Bucarest e Amburgo, Cobolli diventa il quarto giocatore nato negli anni 2000 (insieme a mostri sacri come Alcaraz e Sinner, oltre ad Arthur Fils) capace di conquistare titoli ATP 500 su superfici diverse. È un dato che certifica la sua metamorfosi in giocatore “a tutto-campo”, capace di adattare il suo tennis elettrico dal rosso al cemento senza perdere efficacia. A 23 anni, Flavio è il più giovane re di Acapulco dai tempi di Dominic Thiem nel 2016.

Orgoglio e sacrifici

La consapevolezza di aver compiuto un’impresa si legge chiaramente nel bilancio finale fatto dall’azzurro, che sottolinea il valore del percorso rispetto al singolo risultato: Penso di meritarmelo per come lavoro fuori dal campo ha aggiunto Flavio. “Dopo le sconfitte, ho subito ripreso a lavorare in campo e voglio solo dire che sono molto orgoglioso di me stesso. Oggi è stata una grande partita, credo la migliore del torneo per me. Non avevo mai battuto Frances prima d’ora, quindi sono felicissimo”. Con il nuovo best ranking al numero 15 del mondo, da lunedì inizia ufficialmente una nuova era per Cobolli: quella di un top player a tutti gli effetti.

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