Aiava: “Mai amato questo sport. Mi hanno chiamata scimmia, mi hanno spinto al ritiro”

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Aiava: “Mai amato questo sport. Mi hanno chiamata scimmia, mi hanno spinto al ritiro”

La storia di Destanee Aiava, che ha annunciato il ritiro qualche giorno fa, è forse una delle più travagliate e singolari del mondo sportivo. La giocatrice australiana, classe 2000, rientrava nell’orbita delle rising stars attorno 2017, quando diventò la prima millennial a vincere un match nel circuito WTA. La sua crescita professionale, però, è inciampata sulle fragilità interiori, sfiorando persino l’idea del suicidio nel 2019, salvata da alcuni passanti che hanno notato la presenza della giovane ragazza, in procinto di compiere l’insano gesto. L’esistenza della nativa di Melbourne ha continuato a trascinarsi sul filo dell’instabilità. E, nonostante una parvenza di normalità acquisita negli ultimi anni, Aiava – come un fulmine a ciel sereno – ha annunciato l’addio al tennis sui social, esternando sentimenti tutt’altro che amorevoli verso la sua professione.

Aiava sul ritiro: “Nei commenti mi chiamavano uomo”

Le parole di Destanee hanno scosso il cosmo sportivo, e chiaramente quello tennistico in particolare. L’australiana ha dichiarato che il 2026 sarà l’ultimo anno della sua carriera, approfondendo la sua scelta durante l’intervista rilasciata in esclusiva a Clay. Parte delle motivazioni che hanno portato Aiava a lasciare il tennis a soli venticinque anni raccontano un estremo disagio, provato dall’ex prodigio aussie. Oltre ai demoni onnipresenti nella testa di Destanee, ci sono dei fattori tangibili che l’hanno messa alle strette, spiacevolmente legati a insulti di natura razzista o riguardanti l’aspetto fisico della tennista di Melbourne: “Ho ricevuto commenti online da persone che mi chiamavano “grassa” o “uomo”. Anche vedere i tennisti gay e come vengono trattati è una cosa molto importante per me, perché vedo in prima persona come vengono trattati nel tennis. Non volevo parlare solo per me stessa. Volevo parlare per tutti quelli che hanno avuto o hanno un’esperienza molto simile alla mia. Quando ero piccola, ai tornei c’erano genitori di tennisti pazzi che non si facevano scrupoli a esprimere ad alta voce ciò che pensavano, chiamandomi “uomo” o “scimmia”, dice la venticinquenne nel corso dell’intervista. “Essendo una donna di colore in uno sport prevalentemente bianco, è stata una grande lotta fin dall’inizio – ribadisce, rincarando la dose sul tema del razzismo – Non c’è stato un solo momento in cui mi sono sentita parte di questo sport a causa del mio colore. Sarà sempre più difficile per noi, questa è la realtà. Anche se non fossi una donna, sarebbe comunque più difficile se fossi mulatta, asiatica o nera. Tra gli insulti online e le persone sugli spalti che mi fischiano durante le partite, ci sono stati tanti episodi che mi hanno spinto a pensare di ritirarmi”.

“Non credo di aver mai amato questo sport”

Una difficile convivenza col pubblico e col tennis stesso, con il quale il rapporto non è mai decollato, nonostante nessuno l’abbia obbligata a sceglierlo in modo coatto. Non credo di aver mai amato questo sport – confessa -. L’unica ragione per cui mi piaceva era per i vantaggi che ne derivavano. E per me personalmente, non vale la pena svegliarsi ogni giorno odiando il proprio lavoro e vivendo praticamente una menzogna. Centinaia di persone mi dicono: ‘Devi amarlo’. Alcuni giorni, onestamente, avrei preferito fare qualsiasi altra cosa piuttosto che giocare a tennis”.

“Tutte parlano alle spalle. Mi sembrava di stare al liceo”

L’australiana, più che convinta, ormai, nell’abbandonare lo sport che ha definito “Un fidanzato tossico”, ha anche parlato di un clima di costante tensione tra le giocatrici e all’interno dello spogliatoio: Tutte parlano alle spalle delle altre. Questo crea un ambiente ostile, perché tutte parlano alle tue spalle e poi ti sorridono falsamente quando ti incrociano. Personalmente, preferisco passare tutto quel tempo con le persone che contano invece di girare il mondo e sprecare il mio tempo. Tutti competono tra loro, specialmente le donne. Mi sembra che noi donne non sappiamo mettere da parte la rivalità come fanno gli uomini. Loro giocano una partita l’uno contro l’altro e succede qualcosa in campo, ma dieci minuti dopo negli spogliatoi scherzano tra loro. Le donne non sono così. Mi sembrava di essere al liceo”.

Aiava: “Vorrei essere ricordata dopo il ritiro per la sincerità nel raccontare le mie esperienze”

Una realtà cruda, quella raccontata da Aiava, dalla quale ha deciso di evadere ritirandosi – lo farà a fine anno – dal tennis giocato. L’australiana cerca un equilibrio, lontana dai riflettori, dall’interazione malsana col pubblico, che l’ha puntata soprattutto sui social.Vorrei essere ricordata in questo sport per la mia sincerità nel raccontare le mie esperienze – sottolinea Aiava tornando sul tema del ritiro – Spero davvero di essere d’ispirazione per altre persone che si trovano in una situazione simile alla mia, affinché seguano la mia stessa strada e mettano se stesse al primo posto. Ho appena capito che, per quanto tutti dicano cose brutte e negative, alla fine dei conti a nessuno importa davvero. Tra una settimana, la gente se ne sarà dimenticata e io sarò sempre la stessa persona”.

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