Il 2025 di Elisabetta Cocciaretto: l’impresa con Pegula a Wimbledon e il riscatto alla BJK Cup

0
37
Il 2025 di Elisabetta Cocciaretto: l’impresa con Pegula a Wimbledon e il riscatto alla BJK Cup

“Devo ringraziare Sofia Goggia per i consigli, me li porterò per sempre”. La beneficiante in questione è Elisabetta Cocciaretto, l’azzurra che potrebbe prendere in prestito una delle specialità della sciatrice bergamasca per eseguire uno slalom gigante, prendendo il buono e dribblando una stagione opaca che l’ha vista fare fin troppi passi indietro prima di rispolverare il vestito buono, quello tricolore. E regalarsi la più grande soddisfazione dell’ancora giovane carriera: la seconda Billie Jean King Cup, la prima da indiscussa protagonista.

Scegliendo la via dell’ermetismo si può tranquillamente asserire che la stagione appena mandata in archivio ha rappresentato per Cocciaretto una tappa di transizione. Un’annata da dividere in due semestri come consuetudine nei percorsi universitari a lei cari: netta bocciatura nel primo, promossa con riserva nel secondo. Aspettando che il gennaio venturo sia indicativo su quanto distante possa essere un alloro tennistico.

Cocciaretto protagonista in Billie Jean King Cup

L’ultima immagine di Elisabetta è quella sorridente sugli spalti della SuperTennis Arena di Bologna, insieme ad Angelo Binaghi, come tifosa d’eccezione per i compagni di nazionale reduci dall’apoteosi del terzo successo consecutivo in Coppa Davis. La sua presenza si è rivelata una sorta di amuleto con un filo tutto azzurro che la lega ai colleghi maschili. Nonostante il ruolo di riserva, un occhio di riguardo è andato magari al suo alter ego nella pattuglia italica: Lorenzo Sonego. Con le dovute proporzioni, i riflessi con il torinese sono intercettabili soprattutto in base a quello che umanamente entrambi gli azzurri portano in campo. Soprattutto nelle avversità e quando tutto sembra girare nel senso opposto.

Questo aspetto è stato visibile per tutta la stagione e marchio di fabbrica di tutta la carriera. Un 2025 complicato per la marchigiana di cui si può dire e scrivere tutto, ma non che non sia una guerriera che rifiuta l’etichetta della retorica quando le si dice, giustamente, che si è spesa fino alla fine per raggiungere il risultato in partita. Una dedizione presente anche nei momenti bui, anche quando inizia l’anno sotto lo stesso segno che l’aveva accompagnato alla chiusura del 2024: quello della sconfitta.

Un passo indietro

16 Novembre 2024. L’Italia è alle fasi finali della BJK Cup a Malaga contrapposta al Giappone nei quarti di finale. Il match inaugurale vede Cocciaretto sfidare Ena Shibahara con buona probabilità per l’azzurra di firmare l’1-0. Il primo set conferma le good vibes contro la non irresistibile nipponica, ma poi qualcosa si incrina. Elisabetta si smarrisce e subite una rimonta che mette in serio pericolo l’accesso alle semifinali. Jasmine Paolini e Sara Errani rimediano e il resto è storia. Ma nel primo sussulto azzurro della competizione sbiadisce il capitolo dedicato alla marchigiana che esulta, festeggia, ma vive in prima persona lo scotto di essere accantonata in favore di una Lucia Bronzetti inaspettata outsider della pattuglia azzurra. Nel subconscio della nativa di Ancona ha lo stesso sapore di una vittoria mutilata, l’occasione fallita di essere prima attrice con la maglietta dell’Italia addosso.

Nei migliori romanzi di formazione che si rispettino c’è tempo per la redenzione dell’eroina. E la parabola di Elisabetta con la Billie Jean King Cup non fa eccezione. Ma andiamo con ordine senza affrettate ellissi temporali. La sconfitta con Shibahara lascia più di uno strascico con Cocciaretto di nuovo vittoriosa solo a inizio febbraio del 2025, nel WTA 250 di Cluj-Napoca dove arriva ai quarti di finale, dopo due successi, prima di cedere contro Bronzetti in un derby senza storia. Nonostante il gennaio nero caratterizzato da tre sconfitte, la tigna dell’azzurra è ravvisabile nella sconfitta a testa alta contro Diana Shnaider nel primo turno dell’Australian Open: 7-6(4) 6-4 e solo l’onore delle armi.

Il Sunshine Double di Elisabetta Cocciaretto

Quella in Romania risulterà essere una delle campagna più redditizie della stagione di Elisabetta, il che è tutto dire. Il cemento americano, con il Sunshine Double, è avarissimo di soddisfazioni. Muchova le sbarra la strada al secondo turno di Indian Wells, all’esordio sfrutta il ritiro di Zarazua sopra 1-0, e Sorana Cirstea la butta fuori al primo turno di Miami. Cocciaretto si tuffa nei Challenger per trovare un po’ di ossigeno. Ma a Puerto Vallarta va incontro al primo forfait stagionale, campanello d’allarme di una condizione fisica su cui vuoterà il sacco in seguito.

La terra rossa continua a sporcare il suo ruolino di marcia che dal Challenger di Charleston in USA sino al Roland Garros recita sulla terra battuta un terrificante bilancio di 5-8. Al 1000 di Madrid entra in tabellone da lucky loser dopo aver fallito l’accesso diretto contro Diane Parry. Ma al primo turno sbatte su Julija Starodubtseva che ha la meglio dopo due ore di battaglia. A Roma va anche peggio, perché finisce in pasto a Iga Swiatek che ne fa un sol boccone lasciandole solo il game della bandiera nel torneo di casa. A Rabat ancora uno scivolone al primo turno contro Osorio e, con mille punti interrogativi sulla schiena, arriva Parigi.

Il Roland Garros in chiaroscuro e lo swing sull’erba

Il sorriso sfoggiato sul Philippe Chatrier lo scorso anno è un pallido ricordo, rendendo gli ottavi conquistato al Roland Garros una chimera non replicabile in questa edizione. La versione sbiadita di Cocciaretto è sufficiente per superare Taylor Townsend all’esordio, ma non basta contro Ekaterina Alexandrova che la regola in due comodi set. La delusione è tanta per non aver onorato al meglio il career high negli Slam, ma l’anconetana non è neanche vicina ad essere al suo meglio e nel post gara lancia l’allarme con “ho avuto diversi problemi di salute” prima di scendere nel dettaglio sul resoconto delle lesioni.

“Non vedevo l’ora di giocare sull’erba. Infatti dovevo decidere se andare a Bari o partire da s-Hertogenbosh e ho detto a Fausto Scolari che volevo giocare subito sull’erba”. Il capoluogo pugliese può attendere, perché mai scelta si è rivelata più saggia. Elisabetta annusa il verde e il suo tennis riprende a respirare. La gladiatrice c’è al netto degli infortuni e della carenza di risultati. Cocciaretto non vinceva due partite di fila proprio dal torneo di Cluj-Napoca a febbraio, in Olanda ne vince addirittura tre senza cedere set e va a un passo dalla finale subendo la rimonta di Elena Gabriela Ruse 6-2 4-6 3-6.

Se Elisabetta è una gladiatrice, papà Piero è il Commodo che con un pollice alto solleva la sua stagione. Cocciaretto si presenta a Wimbledon con il morale rinfrancato dalla spedizione a ‘s-Hertogenbosh, ma l’urna del sorteggio non è benevola nei suoi confronti: al primo turno c’è la numero 3 al mondo Jessica Pegula. Due anni prima non è andata benissimo con un 6-4 6-0 rimediato al terzo turno. Ma nello stesso teatro dei sogni di Church Road, avviene la magia.

Cocciaretto firma l’impresa a Wimbledon

L’azzurra compie l’impresa, lascia solo cinque game all’americana e vola al secondo turno. L’81% di punti vinti con la prima di servizio e i 23 gratuiti della statunitense sono solo i numeri del match che non scaldano quanto le emozioni di Elisabetta nell’intervista a bordo campo: “Non penso al ranking ma al mio viaggio nel tennis. Una stagione è lunga, fatta di alti e bassi. E devi accettare quello che la vita ti dà”.

Se a bordo campo emoziona, in sala stampa lo show continua con siparietti divertenti che coinvolgono il papà Piero e la già citata Sofia Goggia. Elisabetta parla prima della corrispondenza con la sciatrice azzurra, per poi raccontare goliardicamente il poco entusiasmo di Cocciaretto senior nel commentare l’exploit della figlia contro la numero 3 al mondo: “Sì sì, vi racconto questa. Ho preso un 30 e lode in un esame, ha fatto festa. L’altro giorno ho battuto Pegula e mi ha mandato l’emoji di un pollice. La volevo quasi pubblicare, ma poi ho detto ‘no, dai, povero papà’. Mi ha fatto morire dal ridere il pollice”.

L’avventura a Church Road si concluderà al terzo turno, eguagliando il percorso nel 2023, in una partita thriller con Belinda Bencic che ha la meglio nel tie break a 10 punti. Nonostante il ranking non sia una sua priorità, la classifica mondiale è un parametro che restituisce la dimensione del periodo negativo attraversato da Elisabetta. Prima della stagione in erba Cocciaretto era sprofondata fuori dalla top 100, arrivando alla posizione numero 123 con soli 598 punti mentre le amiche Jasmine Paolini e Lucia Bronzetti rispettivamente al numero 4 e 61. Uno sprone a dare di più.

Il sollecito riceve la risposta sperata perché il riverbero della frusciante erba di casa serve a dare una rispolverata anche a quel che é stato in questa stagione il deludente rendimento sulla terra battuta. La marchigiana torna a sporcarsi i calzini e viene premiata con il successo al 125 di Bastad in Svezia, una vittoria che la proietterebbe in rampa di lancio per la seconda metà di stagione. Non è propriamente così perché lo switch sul cemento viene accolto con una certa claudicanza da parte di Elisabetta.

Arrivano due vittorie e tre sconfitte prima dell’US Open. Flushing Meadows si rivela ancora ostico per Cocciaretto che viene battuta, lottando ça va sans dire, da Yulia Putintseva in un turno inaugurale che poteva essere alla sua portata. Per Elisabetta arriva il momento di mettere il vestito buono.

La redenzione in Billie Jean King Cup

Se nella penultima settimana di Novembre dello scorso anno il Palacio de Deportes Josè Maria Martin Carpena di Malaga fu la cornice perfetta dell’accoppiata tutta azzurra tra Billie Jean King Cup e Coppa Davis, la competizione femminile a squadra quest’anno trasloca in Cina e anticipa l’appuntamento sul calendario a metà Settembre. Proprio i padroni di casa sono il primo ostacolo alle fasi finali e l’Italia, ai nastri di partenza, ha qualche quotazione in meno per confermarsi campione. 

Squadra che vince non si cambia non deve essere uno degli adagi più affini alle credenze di Tathiana Garbin che, oltre a svecchiare il roster con l’inserimento di Tyra Caterina Grant, sceglie come singolarista Cocciaretto con Elisabetta che riassaggia il sapore della titolarità a scapito di Lucia Bronzetti, fondamentale tassello del successo dell’anno addietro. 

Il primo round tra Italia e Cina prevede, appunto, Cocciaretto contro Yuan. La giocatrice asiatica, fuori dalla top 100, non è una montagna da scalare, ma Elisabetta vede ancora gli yu-rei, fantasma nipponico, della sfida con Shibahara. La marchigiana si trova sotto 6-4 3-0 e già si scaldano i titoli contro Garbin per la scelta di formazione. Dal baratro emerge tutto quello che un appassionato non può che amare di Elisabetta: la forza di volontà. Ne nasce una partita letteralmente folle, con l’azzurra che percorre la tratta inferno-paradiso molteplici volte. Il miracolo del secondo set è affare terreno se comparato al ribaltone del terzo set dove la cinese era andata al servizio per salire 5-0. Dal break che ha mosso il punteggio della classe 2001 arriva un 7-1 di game che porta l’Italia inaspettatamente sull’1-0. 

Il modus operandi della marchigiana votato a mettere a dura prova le coronarie dei tifosi azzurri intriga anche Jasmine Paolini che contro Wang va ad un passo dalla sconfitta. Ma la cinese si scioglie sul più bello aprendo il varco alla seconda rimonta azzurra. L’Italia vola in semifinale contro l’Ucraina. Cocciaretto esce sconfitta senza troppi rimpianti contro Marta Kostyuk che domina il match 6-2 6-3 senza concedere l’ombra di una palla break alla rivale. Problema? Soluzione. Jasmine tiene fede al ruolo di numero 1 di Italia, prima rimonta Elina Svitolina e nel doppio decisivo con Sara Errani liquida il tandem ucraino. È ancora finale. 

L’ultimo atto è con gli USA e il sogno è vendicare la sconfitta del 2023. Garbin conferma Cocciaretto che parte da underdog contro Emma Navarro. Gli Stati Uniti puntano a chiudere in due round sperando che Pegula porti a casa il match tra big con Paolini, o in caso contrario giocarsi l’all-in nel doppio. “Quando giochiamo per l’Italia ci trasformiamo”. Troppo forte la sete di vendetta sportiva, troppo forte l’attaccamento alla maglia azzurra e la necessità di porre la propria impronta agonistica sull’insalatiera. Elisabetta fa saltare il banco, non trema dinanzi alla più quotata statunitense e arriva quella redenzione sognata già nel trionfo dello scorso anno. 6-2 6-4 in un’ora e mezza di gioco. La racchetta passa a Jasmine che fa il suo contro Pegula ed è di nuovo tripudio italico, con la seconda BJK Cup di fila.

Il trionfo di Shenzhen, da protagonista, è il sale che cura le ferite di una stagione travagliata. Dove, a tratti, sembrava che Elisabetta fosse finita nelle sabbie mobili del tennis. Più si dimenava, più i risultati la portavano giù. La casacca azzurra è stata salvifica, per rimboccarsi le maniche e migliorare lo score a livello personale. Cocciaretto ha chiuso l’anno al numero 84 del ranking. Il ritorno alla posizione numero 29 raggiunta nell’agosto 2023, quando era leader in classifica del movimento azzurro, non è un’utopia per un’atleta, laureanda in giurisprudenza, che trova sempre un’arringa difensiva per ribellarsi alle sentenze dello sport.

O que achou dessa notícia? Deixe um comentário abaixo e/ou compartilhe em suas redes sociais. Assim conseguiremos informar mais pessoas sobre o que acontece no mundo do tênis!

Esta notícia foi originalmente publicada em:
Fonte original