Wimbledon, Novak Djokovic: “Il mio primo pensiero dopo l’infortunio era semplicemente riprendere a camminare senza stampelle”

0
4

Alcune cose, nella vita come nello sport, appaiono ai nostri occhi come eterne. Intramontabili. Semplicemente questo è Novak Djokovic per il tennis, e ancor più sui campi dell’All England Club di Londra, dove il serbo è pronto a giocare un’altra, l’ennesima, semifinale Slam della carriera. Ad affrontarlo, a sorpresa, sarà il nostro Lorenzo Musetti, boia di Taylor Fritz nei quarti di finale. Turno che il ventiquattro volte campione slam, non ha neppure dovuto giocare: l’australiano Alex de Minaur è stato costretto al ritiro dopo un infortunio subito sul matchpoint della partita con Fils, vinta in quattro set. “Ovviamente non è bello arrivare in semifinale così – ha detto Nole ai microfoni di Tennis Channelnon è un bene per il torneo e mai avrei accettato di andare avanti in questo modo“. Nell’amarezza, è certo che il serbo sia conscio della complicata sfida sventata dalla sfortuna: “Alex stava giocando benissimo, era in una forma strepitosa. Sarebbe stata una partita durissima“. L’australiano, su erba così come su tutte le superfici durante questa stagione, metteva paura: un titolo conquistato all’ATP 250 di S-Hertogenbosch dopo i quarti raggiunti a Parigi, e vittoria in finale ad Acapulco su Casper Ruud. Sfortuna vuole, però, che la sfida fra l’australiano e Novak Djokovic, non sia mai stata disputata: “Gli infortuni sono il più grande nemico degli atleti“, e il serbo lo sa bene. Il ritiro forzato al Roland Garros aveva messo in bilico qualsiasi cosa: la partecipazione a Wimbledon, alle Olimpiadi…Tutto sembrava perso. E invece, ancora una volta, Djokovic ha placato ogni preoccupazione.

È la prima volta che ho dovuto affrontare questo tipo di infortunio al ginocchio, non ho neanche mai avuto un infortunio serio durante la mia intera carriera. Sfortunatamente mi sono fatto male a metà della partita di quarto turno: una parte del mio menisco si è spostata dove non avrebbe dovuto, ed è stata rimossa. Col mio team abbiamo deciso di fare l’intervento letteralmente uno o due giorni dopo la partita, sotto consiglio di tutti i medici che conosco in giro per il mondo. Per una volta, erano tutti della stessa opinione: mi sarei dovuto operare per garantirmi minori tempi di recupero“. Spesso, le opinioni dei medici non sono sufficienti alla nostra mente per tranquillizzare paure e ansie: l’ignoto è sempre ricco di inquietudine. A darci fiducia, sono le parole di chi ha vissuto le nostre stesse sventure: “Ho parlato anche con Taylor Fritz: è stato molto gentile nel condividere con me la sua esperienza di 3 anni fa, pressoché identica alla mia situazione. Proprio fra il Roland Garros e Wimbledon e con gli stessi tempi di recupero. Lui stesso mi ha detto che se il ginocchio avesse risposto bene, ci sarebbero state ottime possibilità di partecipare a Wimbledon. Questo mi ha dato molta fiducia, nel provarci veramente“.

I pensieri che attraversano la mente di un atleta dopo un infortunio, sono forse fra i più temibili. E forse, lo sport passa in secondo piano: “Il mio primo pensiero dopo l’operazione non era partecipare a Wimbledon, ma riprendere a camminare senza stampelle: ho ricevuto grande aiuto dai miei fisioterapisti e da uno specialista di riabilitazione del ginocchio che è stato con me nelle ultime tre settimane, lavorando con me due volte al giorno. Anche solo avere intorno a me persone che capissero la situazione, è stato di grande aiuto. Abbiamo affrontato tutto giorno per giorno. Mi son detto che se fossi riuscito a correre dieci o quattordici giorni prima di Wimbledon, sarei potuto venire qui a competere. Ora sono semplicemente molto felice di esserci“. E qui è, Novak Djokovic è a Wimbledon, in semifinale.

Innegabile è, comunque, la buona dose di fortuna del serbo nel sorteggio del tabellone: Kopriva, Fearnley, Popyrin, Rune e un ritiro. Due soli set persi, nessun top 10 affrontato e l’unico avversario realmente di alto livello, si è rivelato lontano, lontanissimo, dal proprio miglior tennis. Il percorso da favorito non ha certo esentato il serbo da insidie. “Le ultime che ho giocato sono state buone. Ho iniziato con una vittoria convincente, per poi faticare un po’ di più nella partita dopo: cercavo le sensazioni migliori. Il terzo round è stato nuovamente complicato. La partita con Rune, invece, è stata fantastica: per come mi sentivo in campo, per come colpivo. Quindi sono emozionato, sono entusiasta di poter continuare a giocare in un’altra semifinale“.

Quel che è certo, è che nonostante tutto, Djokovic c’è: la strada verso il trionfo slam numero 25, è tanto breve quanto insidiosa.