Wimbledon – La grande rivincita di Lorenzo Musetti, e del suo coach, su tanti detrattori

0
11

Che rivincita ragazzi. Non lo dice Lorenzo Musetti, il tennista che gioca sempre troppo vicino ai teloni di fondocampo e non farà mai neppure i risultati di Richard Gasquet, il tennista che ha i movimenti troppo ampi per giocare bene fuori dai campi dalla prediletta terra rossa, il tennista che non ha forza d’animo ma si lascia andare  quando le cose si mettono male e non si batte per rimontare ma si arrende.

Non lo dice Simone Tartarini, il coach più criticato dell’ultimo biennio, quello che è solo un maestro di provincia. Quello che dovrebbe capire i propri limiti e capire la improrogabile necessità di venire affiancato da un supercoach, altrimenti il sopravvalutato Musetti farà fatica a restare fra i primi 50 del mondo.

Lo dice il sottoscritto.

Beh, premesso che tutti possono sbagliare, che nessuno è perfetto, vorrei proprio che quelle centinaia di “Soloni” che anche qui su Ubitennis hanno rilasciato commenti simili a quelli sopra riproposti, più volte impietosi nei confronti di Lorenzo Musetti e Simone Tartarini – creandomi non poco imbarazzo all’atto di moderare giudizi terribilmente tranchant –  avessero visto tutta la partita che Lorenzo ha giocato ieri contro Taylor Fritz, un giocatore che vincendo tre volte Eastbourne e avendo fatto per la seconda volta i quarti di finale a Wimbledon (la prima la perse anch’essa in 5 set con Rafa Nadal) vale sull’erba certamente più del suo posto nel ranking ATP, il n.12.

Non dico ora qui, pur entusiasta per aver assistito per 3 ore e 27 minuti a una esibizione di straordinario tennis sciorinata sul campo 1 da Lorenzo, che Fritz abbia giocato con sufficiente continuità il suo miglior tennis – tanti i dritti sbagliati (di 55 errori gratuiti penso che almeno 45 siano stati dritti), bassa la sua percentuale di prime di servizio anche se il totale dice 65% …ma ci sono stati momenti in cui non arrivava a 45 – però la varietà del ricchissimo repertorio di Lorenzo ha fatto la differenza, avrebbe fatto giocare male chiunque…salvo forse Novak Djokovic che Lorenzo affronterà in semifinale venerdì.

Non c’è mai troppo equilibrio nella massa di chi ama esprimere giudizi sui social.

Come erano tanti quelli che esageravano nello sminuire le capacità di Lorenzo, adesso – già ieri sera – spuntano fuori tanti che vorrebbero paragonarlo a Roger Federer, per via del rovescio a una mano, per la delicatezza di certi tocchi, per la maestria nell’alternare colpi coperti quasi in demivolée da fondocampo a vere rasoiate con il taglio sotto la palla per far sì che neppure si sollevi dall’erba, per le soluzioni ardite di smorzate seguite da passi avanti a tagliare l’angolo al Fritz che arrivava sul dropshot già in difficoltà per poi beffarlo con un lob al volo che atterrava regolarmente sulla riga o nei pressi. Uno spettacolo nello spettacolo. Beato chi, come me, se lo è goduto sul campo n.1.

La verità sta nel mezzo. Stiamo parlando di un giocatore di 22 anni, come quanti ne aveva Federer nel 2003 quando vinse il suo primo Wimbledon (ma dopo che nel 2001 aveva già battuto un certo Sampras), che non è uno dei primi 5 del mondo e neppure dei primi dieci o dei primi 15 – anche se virtualmente è già n.16 e un anno fa era stato n.15.

Non è assolutamente sensato confrontarlo – soltanto perché ha raggiunto la sua prima semifinale di Slam a Wimbledon – con lo svizzero che viene considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, anche se adesso tutti i vari record sembrano accreditare maggiormente Novak Djokovic. 

Federer di semifinali di Slam ne ha giocate 46. 20 quando ha poi vinto lo Slam, altre 11 quando ha perso in finale, più altre 15 quando ha perso in semifinale. Ma a un certo momento di semifinali ne conquistò 23 di fila! Un record pazzesco.

E’ evidente che ogni paragone con chi come Lorenzo ha raggiunto appena la prima semifinale è assolutamente privo di ogni senso. Roger ha giocato fino a 37 anni e insomma come si fa a metterlo in discussione con un ragazzo di 22 che ha raggiunto la sua prima semifinale e non si ha la minima idea di che cosa potrà fare in futuro?

Possiamo però già dire oggi che il tennis di Lorenzo, per la sua eleganza stilistica e non solo perché gioca il rovescio a una mano – e con quella mano fatata ne gioca diversi, non uno solo, piatto, con topspin, con taglio sotto la palla… – è un tennis anomalo, se non unico. C’è ancora Dimitrov, l’ex BabyFed, forse Shapovalov, e qualcun altro verrà fuori prima o poi, ma poi quasi basta.

Lorenzo è non solo elegante, ma anche imprevedibile, spettacolare, bellissimo da vedere. Ieri non si è certo pentito chi aveva pagato il biglietto del campo 1 sui 200 euro. Semmai avrà rimpianto di aver speso qualche euro in più chi si è trovato un biglietto del centre court dopo che de Minaur ha dato forfait con Djokovic e ha potuto vedere soltanto il quarto di finale femminile non esaltante Rybakina-Svitolina 6-3,6-2 per 1h e 1 m. e poi due doppi, un misto e un femminile.

Io non ricordo un quinto set giocato meglio da un italiano a Wimbledon di quello giocato ieri da Musetti, forse quello perso 6-4 al quinto da Nicola Pietrangeli con Rod Laver nella semifinale del 1960, ma lo vidi in una TV da 21 pollici e in bianco e nero quando avevo 10 anni. Magari se me li ricordassi tutti adesso potrebbe esserci un altro quinto set che potrebbe meritare la citazione, ma di certo non si trattava di un quarto di finale. E questo Musetti lo ha vinto alla grande. L’ho vissuto con grande preoccupazione all’inizio, perché onestamente quando l’amico Claudio Giua di Repubblica mi ha chiesto un pronostico dopo il 6-3 con cui Fritz si era aggiudicato il quarto set, pensavo che Lorenzo non sarebbe riuscito a dimenticare di essere stato avanti 0-40 sul servizio di Fritz nel quinto game di quel set (con l’aggiunta di una quarta pallabreak non sfruttata). E quindi gli ho fatto pollice verso. Forse c’era anche un pizzico di inconscia scaramanzia. Invece Lorenzo ha giocato un primo game eccellente, chiuso addirittura da due ace consecutivi, il quarto e il quinto del suo match. E nel game successivo è arrivato il break che gli ha spianato la strada verso la vittoria ad oggi più importante della carriera, “dopo la nascita di mio figlio il momento più bello e indimenticabile della mia vita”. Così sarà…, almeno fino a quando non avrà battuto anche Djokovic a Wimbledon…è stata la battuta che è serpeggiata subito nello Stadium Theatre che ospita le conferenze stampa principali.

 Per onestà intellettuale va riferito che sulla palla dell’1 pari Fritz ha cacciato sottorete un dritto a due metri dal net, un vero rigore a porta aperta senza portiere. Lo choc deve essere stato tale che 4 punti dopo ha patito il primo break quando poi  Lorenzo ha infilato una serie di 9 punti di fila. Di lì a poco ecco il 4-0. Lì il match è praticamente finito. 

La sola cosa che mi spiace è che non posso farvi rivedere tutti quei punti, se Sky non mi aiuta con un bel video. Parecchi punti da strappaapplausi, da standing ovation. Fantastici. 

Fritz, che alla fine del quarto set aveva vinto due punti di più, 121 a 119, è finito k.o. E Musetti invece …in Paradiso. Che meraviglia! Terzo italiano in semifinale a Wimbledon in 4 anni dopo Berrettini nel 2021, Sinner un anno fa nel 2023 e Lorenzo ora nel 2024.

Per arrivare alla finale di Berrettini…però Lorenzo deve far meglio di Berrettini! Cioè battere Djokovic, il campione di 7 Wimbledon. Ma un Djokovicci che in questo torneo dal sorteggio molto fortunato non è stato mai “testato” sul serio. I primi turni,Kopriva, Fearnley sono stati ridicoli. Al terzo Popyrin è stato avversario appena un po’ più serio…e difatti gli ha anche portato via un set e poi lo ha trascinato al tiebreak nel quarto. Quindi si è parato davanti a Nole un Holger Rune davvero deludente in ottavi. Infine de Minaur che non è neppure sceso in campo.

Contro Djokovic Musetti (1-5 i confronti diretti) ha dimostrato, più quando ci ha perso le due volte al Roland Garros che quando ha battuto a Montecarlo un Djokovic dimesso e reduce da poco tennis agonistico, di avere un tipo di tennis giusto per creargli problemi.

DjokerNole non gli regalerà tanti punti gratuiti di dritto come Fritz, però non è neppure il Djokovic che ha vinto 7 Wimbledon. Inoltre Lorenzo è uno che ha sempre giocato bene quando non ha nulla da perdere. Giocherà per la prima volta sul leggendario centre court, ma a giudicare da come ha giocato per la prima volta sul court one, potrebbe giocare un’altra grande partita senza patire troppo lo scotto dell’emozione.

Ieri Lorenzo ha interpretato alla perfezione il match studiato con il suo coach, ha spinto sempre, non è mai stato attendista dopo il primo set in cui Fritz aveva preso di più l’iniziativa …salvo che in una delle quattro pallebreak sul 2 pari del quarto set –  come ha puntualmente osservato il suo coach Simone Tartarini nell’intervista audio che mi ha rilasciato appena finito il match dopo l’abbraccio che non si poteva non darci tanto eravamo felici entrambi – e credo che anche contro Djokovic cercherà di tenere sempre il pallino, variando gli schemi il più possibile, giocando anche quelle palle corte che contro il serbo – inevitabilmente ancora preoccupato per lo stato del suo ginocchio operato poco più di 3 settimane fa  – non potrà affrontare a cuor leggero. Io mi aspetto, insomma, un’altra grande partita del “Muso”, vinta o persa che sia. 

Spero che non sia intimidito all’inizio da Djokovic, dal centre court, dall’emozione della prima semifinale Slam. Se perdesse il primo set rimontare Djokovic non sarebbe come rimontare Fritz. E penso anche che, con gran parte del pubblico che tiferà per lui, basterà che Lorenzo indovini fin dall’inizio qualche gran punto per caricarsi ed esaltarsi. Djokovic questo lo sa e, con la grande esperienza che ha, starà ben attento a non regalargli nulla. All’inizio come alla fine. Impresa durissima, quindi, ma forse non impossibile per il nostro. Perché Lorenzo ha dimostrato, con la semifinale a Stoccarda, la finale al Queen’s e ancor più con la partita di ieri con Fritz, di trovarsi a meraviglia sull’erba, dove il suo rovescio slice è un’arma formidabile, sia in difesa sia in attacco, dove il lungolinea potrebbe essere non meno efficace di quello di Djokovic e sempre che dritto e dropshot funzionino alla grande come contro Fritz. L’americano, falloso di dritto, ha giocato invece benissimo per quasi tutta la partita di rovescio. Djokovic non potrà giocarne tanti migliori di quelli. Eppure Lorenzo li “incontrati” benissimo.

OGGI TOCCA A JASMINE PAOLINI

Ma oggi l’attenzione mia e di tutti gli italiani si sposta sul nostro nuovo fenomeno in gonnella, Jasmine Paolini. L’altro ieri ha giocato, appunto, proprio da fenomeno. Come si usa dire in gergo, alla Navarro giustiziera di Osaka e Gauff, ha proprio nascosto la palla. O meglio, l’ha presa proprio a pallate. E la Navarro non ha fatto misteri: “Se gioca ancora così Jasmine vince il torneo”.

Non ha detto: “Batte la Vekic”. Ha detto: “Vince il torneo”. Cioè batte la Vekic e poi chi vincerà oggi fra le due campionesse Slam Rybakina e Krejicikova.

Conoscendo da sempre Renzo Furlan, non penso che Jasmine sottovaluterà la Vekic pensando alla eventuale finle. Però il rischio che l’esser da tutti considerata favorita – e certo non lo era né con Madison Keys (da cui aveva preso un 6-1 6-1) né con Emma (sotto 3-0 nei duelli degli ultimi 9 mesi)- le metta addosso maggiore pressione c’è tutto. 

Miss Smile di Bagni di Lucca rischia di sorridere un po’ meno nell’oretta che precede il match – comincia alle 14,30 italiane – e anche sul centre court se le cose non dovessero mettersi subito benissimo.

 Vero che con la Navarro Jasmine ha reagito alla grande pur essendo andata sotto 2-1 e break. L’ ha ribrekkata addirittura a zero, ma – come dicevo – questa partita è solo sulla carta meno difficile. Sotto l’aspetto psicologico è invece più difficile. Perfino i due duelli vinti su 3 – l’ultimo nel 2023 a Montreal – possono quasi trasformarsi in un handicap, in un fattore di nervosismo se le cose non si mettessero bene fin dall’inizio. Oggi Jasmine sembra essere diventata una campionessa. N.5 del mondo virtuale certo. Lunedì lo sarà comunque.  Ma forse è ancora presto pensare che non dubiti più di se stessa nemmeno per un’ora o due, quando aveva sempre dubitato di se stessa –per sua stessa ammissione – fino ai 27 anni e mezzo.

Spero che le possa dare una mano, oltre a Furlan naturalmente, anche (involontariamente) la stessa Vekic che potrebbe essere emozionata. Anche per lei, n.37 WTA e 28 anni come Jasmine, sarà la prima semifinale di uno Slam. 

Però attenzione, la Vekic di semifinali sull’erba ne ha già vinte cinque. Soltanto Pliskova e Kerber ne hanno vinte di più.

Jasmine la conosce per averci giocato quelle tre volte e ha detto: “Poche ragazze servono meglio di lei”. La Vekic era considerata una grande promessa. Vinse un torneo nel 2017 sull’erba di Nottingham, quando aveva solo 17 anni. Poi ha giocato altre quattro finali in tornei sull’erba, inclusa quella recente a Bad Homburg.

Insomma certamente Jasmine e Renzo non commetteranno l’errore di sottovalutarla. Ma i primi game saranno molto importanti, se non decisivi, per aiutare a vincere anche gli ultimi.