A Muso duro (Chinellato). Jannik che succede? (Bertolucci). Lorenzo Meraviglia (Semeraro). Difendo il diritto di perdere. Capita anche a Sinner La perfezione è solo noia (Panatta)

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A Muso duro ( Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Lorenzo Musetti si guarda attorno come se avesse bisogno di tempo per capire quello che gli sta succedendo. È sul Campo 1 di Wimbledon, il suo torneo preferito, ha appena battuto Taylor Fritz in 5 set davanti anche alla Regina Camilla, così stregata come il resto dell`All England Club dal suo tennis che si è persino messa a fare la Ola in suo onore col resto del pubblico. Lorenzo è in semifinale, il miglior risultato della sua carriera in uno slam. E domani giocherà sul Centrale, contro Novak Djokovic, che non sarà il suo idolo numero 1 («Il mio sogno è sempre stato quello di giocare qui con Roger» aveva detto a inizio torneo), ma che a Wimbledon ha fatto la storia. Glielo avessero detto dopo Parigi, avrebbe preso tutti per pazzi. Invece adesso Musetti ci crede davvero in quello che ha fatto, che quel bello che ha aspettato per anni finalmente è arrivato. libello è i13-6 7-6 (5) 6-2 3-6 6-1 in tre ore e 26` a Fritz che l`ha trasformato nel quarto italiano di sempre in semifinale a Wimbledon dopo Nicola Pietrangeli (1960), Matteo Berrettini (2021) e Jannik Sinner (2023).

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«Io non credo che in queste settimane abbia fatto la differenza il talento – racconta dopo aver provato a metabolizzare quello che ha fatto -. L`ha fatta che mi sono messo in gioco come uomo, come persona e come giocatore. Ovvio che poi il talento in certe situazioni aiuta tanto, e come si è visto secondo me nel 5° set contro Fritz quando ho cambiato marcia (e quando ha decisamente giocato il suo miglior tennis, ndr) e il talento è stato dalla mia parte. Credo però che non ci sia frase più vera che non basta solo il talento: in questi anni ho ottenuto poco per quello che posso raggiungere, adesso sto riuscendo a mettere il 100% di quello che posso fare. Secondo me posso prendere ancora più consapevolezza del mio livello e del giocatore che posso diventare».

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Ho sentito la necessità di cambiare certe cose, specialmente in campo a livello di atteggiamento – spiega -. Negli ultimi anni ho buttato via troppe partite, probabilmente perché essendo un fanatico del bel tennis sentire male la palla mi creava una sorta di vergogna. Poi ho capito che conta una cosa sola in questo sport. Anche qui, nei primi turni, non ho mai espresso il mio miglior tennis ma l`ho accettato, sono andato avanti e sono riuscito a trovare il modo di vincere. È quello che è cambiato davvero nelle ultime settimane, che mista facendo fare bene e che non dovrò mai dimenticare». Ora Djokovic Dovrà tenerlo bene a mente, il segreto del suo successo, domani nella semifinale con Djokovic su quel Centrale dove giocherà per la prima volta in carriera.

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«Djokovic è una leggenda ovunque, ma soprattutto qui a Wimbledon dove negli ultimi anni ha fatto qualcosa di impensabile. L`ho affrontato tante volte, sono sempre state grandi battaglie e me ne aspetto un`altra. Sarà una delle sfide più difficili, ma sono ambizioso e mi piacciono le sfide. Proverò a dare tutto, vediamo cosa succederà».

Jannik che succede? (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

I blackout? Curare i dettagli: qui si viaggia come in F.1
Le piccole cose, in un tennis che viaggia sui centesimi come la Formula 1, vanno controllate. Parlo degli improvvisi black out: i break subiti, quando arrivano, sono sempre nelle prime fasi del set e mai in quelle conclusive. Questa è una cosa su cui porre attenzione: è come se ci fosse un certo rilassamento dopo la fine di un set, come se staccasse un po` la spina. È strano per un giocatore che fa della continuità mentale un punto di forza molto importante. Poi c`è un`altra questione: la duttilità e le variazioni tattiche, che a volte tardano ad arrivare e troppo spesso rimangono nel cassetto. Quando giochi contro Medvedev nella giornata in cui sembra un muro invalicabile, il drop shot, gli attacchi in controtempo vanno sfoderati. Sono arrivati, ma nel momento in cui Sinner era con l`acqua alla gola, quando non poteva più permettersi lunghi scambi.

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Il numero 1? Pesava di più il derby contro Berrettini
Non so quanto sia davvero motivo extra di pressione, giocare uno Slam da numero 1. Da quando Sinner ha raggiunto questo strepitoso traguardo, per lui e per il nostro tennis, ha già vinto un torneo. a Halle. È possibile che lo Slam abbia accentuato la pressione o un po` di nervosismo, forse l`ho vista di più nel match contro Matteo Berrettini. Era un derby molto atteso e una partita estremamente difficile da affrontare così presto, al secondo turno. Matteo Berrettini poi, oltre a essere uno dei tennisti più forti in assoluto sui prati, ha un tipo di gioco che dà molto fastidio a Sinner, e in più ha giocato una grande partita. ha quel caso, Sinner sentiva di dover vincere a tutti i costi e ha condotto una partita molto attenta, con una concentrazione estrema, vincendo addirittura tre tiebreak, che notoriamente mentono sotto stress í nervi.

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Troppi tornei? No, è giovane e ama giocare Ottima gestione
Il problema della programmazione e del calendario troppo compresso, è un discorso che abbiamo sentito e fatto molte volte. I giocatori hanno un numero di tornei obbligatori come i Masters 1000, che negli ultimi anni sono sempre più spesso su due settimane e obbligano i tennisti a stare fuori più tempo.
I ko al quinto? Niente processi: a Parigi rientrava a Londra il virus
E’ vero che Sinner ha perso cinque degli ultimi sei incontri arrivati al quinto set, ma non è assolutamente il caso di fare processi. Stiamo parlando di un ragazzo che deve compiere 23 anni che è riuscito a vincere 42 partite dall`inizio della stagione su 46 giocate. Sascha Zverev e Danni Medvedev hanno 28 anni e sono nel pieno della maturità psicofisica. L`altro giocatore con cui Sinner ha perso due volte al quinto set è Carlos Alcaraz, il rivale della nuova era.

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Nel caso dell`altoatesino, a mio avviso, la programmazione è stata perfetta: i big iniziano a scremare il numero di partite durante l`anno quando arrivano a 28o 29 anni e devono rallentare per preservare il fisico e quindi allungare la carriera. Il tennis di oggi è fisicamente logorante, ma Sinner è ancora giovane, quindi, di concerto con i suoi allenatori Simone Vagnozzi e Darren Cahill, ha giocato tutto quello che doveva, e anche i prossimi impegni dall`Olimpiade alla fine della stagione sono da mantenere. In più, lo ha ripetuto tante volte, Sinner ama moltissimo giocare a tennis, la sua vita, il suo lavoro e il suo divertimento. Non gli pesa competere, anzi, è una delle motivazioni che più lo spingono. Ritengo che fino a oggi la gestione sia stata ottimale.

Lorenzo Meraviglia (Stefano Semeraro, La Stampa)

 “Go Taylor!“. la tribuna piovono decibel made in Usa, ma sul campo numero 1 di Wimbledon il taylor, il sarto, è italiano. Lorenzo Musetti davanti allo sguardo glamour di Keira Knightley, a quello regale di Queen Camilla, e a quello nobilissimo e ammirato di Ken Rosewall («come gioca bene, il vostro ragazzo, e che rovescio...»), nei quarti di finale taglia e cuce in cinque set (3-6 7-6 6-2 3-6 6-1) l`abito perfetto al suo avversario Taylor Fritz, rampollo di una dinastia specializzata in grandi magazzini. Nel primo set gli prende le misure, nel quinto gli mostra che cosa sa fare un grande artigiano made in italy: rovesci affilatissimi, pallonetti al volo, palle corte, passanti, ricami preziosi, mai una palla uguale. «E da quando sono bambino che sul campo mi piace variare, inventare sempre qualcosa di nuovo», dice Lorenzo il meraviglioso.

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Dopo la vittoria di Jannik a Melbourne, dopo la finale di Jasmine a Parigi, nemmeno l`erba è più nemica. Stropicciamoci gli occhi, ma è tutto vero. Che Musetti avesse la stoffa dei grandi lo sapevamo da quando si era materializzato al Foro battendo Stan Wawrinka, nell`ultimo anno però sembrava essersi perso. «Troppe partite buttate via, troppe sconfitte evitabili che facevano male a me e a quelli che mi stavano intorno, e che non mi hanno mai mollato. Così ho riflettuto, e mi sono accorto che la colpa era anche del fatto che sono un esteta del tennis, e se non giocavo il mio miglior tennis, quasi mi vergognavo. Così ho capito che nello sport conta solo una cosa, e ho iniziato ad accettare l`idea di vincere anche senza essere bello. Anche qui nelle prime partite non ho dato il meglio, ma sono fiero di come sono stato capace di lottare. Contro Fritz all`inizio non riuscivo a rispondere, ero frustrato. Poi ho capito che dovevo cambiare atteggiamento, e dal secondo set in poi è arrivata la svolta».

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Paolini e Musetti, Bagni di Lucca e Massa Carrara, sullo sfondo le cave dove lavora il papà di Musetti e dove Michelangelo andava a scegliere il marmo peri suoi capolavori. «La statua è già dentro il marmo – diceva Michelangelo – si tratta solo di farla venire fuori». Togliendo le impurità, il materiale di scarto. Lorenzo ha capito la lezione, e sa di avere la stoffa del campione. Il meglio, come recita uno dei suoi tatuaggi, deve ancora venire.

Difendo il diritto di perdere Capita anche a Sinner La perfezione è solo noia (Adriano Panatta, Corriere della Sera)

Ha perso? Ma ha proprio perso perso? L`amico che incontro in bicicletta sotto casa, non se ne capacita. Sinner ha perso, è fuori da Wimbledon. Mi chiede conforto e non so come darglielo… Anzi, non voglio darglielo. Gli rispondo secco, sì, ha perso, e allora? Che male c`è, che c`è di strano? Nel tennis si perde, i più forti non lo fanno così spesso, e Jannik Sinner è tra questi, ma ogni tanto succede anche a loro. Esiste una normalità della sconfitta che andrebbe maggiormente rispettata, per non aggiungere inutili mostri a quelli di cui già ci circondiamo. L`imbattibilità non esiste, nello sport in generale e nel tennis in particolare.

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Nel mio sport l`anno in cui un campione, John McEnroe, sfiorò l`imbattibilità è il 1984. Oltre ottanta vittorie, appena tre sconfitte. È anche la stagione in cui Mac perse la finale del Roland Garros contro Lendl, sul quale condusse due set a zero. Viene considerato il suo anno nero… Sinner non perde più contro i giocatori di media-alta classifica. Perde solo con i campioni. Badate, è già una straordinaria conquista.

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Ma il malessere, e il buon gioco del russo, gli hanno impedito di attuare fino in fondo la sua tattica preferita, quella di schiantare con il palleggio più violento che vi sia, l`avversario di turno. Andrà meglio la prossima. Olimpiadi? Us Open? Finals o Davis? Il primato in classifica? Abbiamo un gran bel campione e un ragazzo eccezionale. Non pretendiamo da lui la perfezione. Perché nel tennis, come nella vita, la perfezione è noia.