Paolini in semifinale, Sinner fuori (Cocchi, Chinellato, Ercoli, Di Caprio, Azzolini, Bertellino)

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Sinner, fine corsa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

L’umore è plumbeo, come il cielo che da giorni copre Londra e i suoi campi verdi. Jannik Sinner saluta i Championships prima di quanto si sarebbe immaginato, prima di quanto anche il pubblico di Wimbledon, oltre ai tifosi italiani, avrebbe voluto. Inutile nasconderlo, la supersfida in semifinale contro Carlos Alcaraz era attesissima a Church Road. Ma l`ennesimo episodio della rivalità che infiammerà il tennis per il prossimo decennio non ci sarà. Alla prima uscita Slam da numero 1 al mondo, Sinner si è fermato ai quarti, contro un Danill Medvedev organizzato e solido, e contro un malessere, forse un`indigestione, che gli ha tagliato le gambe ancora prima di entrare in campo. Che l`altoatesino non fosse al top della forma, si era capito già dai primi game del primo set. Pallido, poco reattivo, con un linguaggio del corpo tutt`altro che positivo. Sembrava il fantasma del Sinner visto nelle prime uscite a Wimbledon, in cui è riuscito a liberarsi di rivali tosti come Matteo Berrettini e Ben Shelton. Il primo set è più combattuto del previsto, ma Jannik lo porta a casa al tie-break, con la forza mentale del campione che abbiamo imparato a conoscere. Nel secondo set, però, l` allievo di Vagnozzi e Cahill è sempre più spento, un cencio, e quasi fa fatica a respirare. Dopo un lungo scambio si piega su se stesso, 30 secondi per recuperare, boccheggiando. Segnali negativi, che si riflettono sul punteggio, con il secondo set che va al russo. All`inizio del terzo, Jannik chiama il medical time out dopo il terzo game. Si teme un infortunio, magari una recrudescenza del problema all`anca dopo le tante scivolate di questi giorni. E invece il dottore estrae il saturimetro e glielo pinza al dito. Non un buon segnale. Lo invita a uscire dal campo, dove resterà sei interminabili minuti. Al rientro, Jannik sembra già aver ripreso colore. Pian piano energia e colpi sembrano crescere di livello, il terzo set resta comunque in mano a Medvedev, ma il quarto è dominato dall`azzurro che chiude in fretta dopo aver strappato due volte il servizio al rivale. Una volta al quinto, sembra che il match possa essere in mano al numero 1 al mondo, ma il serbatoio torna in riserva. Medvedev gli strappa il servizio nel quarto game e va a chiudere, interrompendo una striscia di cinque sconfitte con Sinner che era cominciata a Pechino, lo scorso ottobre. Jannik è abbattuto. L`ennesimo quinto set perso da un top 10 a livello Slam, dopo quello contro Alcaraz a Parigi, fa male. Soprattutto perché questa partita l`aveva preparata bene e contro lo spagnolo voleva giocarsi la rivincita sull`erba, una superficie a lui più amica: «Per il momento è dura da ingoiare – spiega dopo aver sbollito un po` dopo il match – Era dalla notte che non mi sentivo tanto bene, purtroppo. Non so se sia qualcosa che ho mangiato, comunque non ho dormito bene e sono entrato in campo cercando comunque di dare quello che avevo. Sono uscito perché mi girava la testa e il medico ha preferito che mi prendessi qualche minuto per riprendermi. Di certo non volevo mollare, perché l`anno scorso mi ero ritirato già troppe volte e non mi piace». Il quinto set resta un tabù, qualcosa su cui bisogna ancora lavorare. Se Alcaraz ha vinto 12 match su 13 al quinto in carriera, i numeri di Sinner sono ben inferiori e Jannik ne ha persi cinque degli ultimi sei: «È sempre importante come si comincia il quinto – analizza il numero 1 al mondo, che resterà tale nonostante la sconfitta -. Ho notato che mi hanno sempre fatto il break molto presto quando poi ho perso e allora è difficile poi recuperare. Molto dipende anche da quanto si spende nel quarto. Oggi sicuramente non ero lucido nei momenti chiave della partita. Ne parlerò con il mio team, bisognerà capire se è più una cosa fisica o una cosa mentale, valuteremo tutti gli aspetti e decideremo cosa è meglio fare. Speriamo di crescere e diventare più forte. Di sicuro non c`è nessuna magia, soltanto il lavoro».[…]

Jasmine, chi ti ferma? (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Emma Navarro, che ha asfaltato nei quarti, ha deciso di puntare su di lei per la vittoria di Wimbledon. «Se gioca come contro di me ha ottime opportunità» sentenzia la statunitense. Jasmine Paolini, la prima italiana di sempre in semifinale all`All England Club, preferisce andarci piano. «È ancora lunga» dice dopo la sua ultima impresa. L`idea che Paolini possa vincere Wimbledon, anche solo un mese e mezzo fa prima dell`inizio del Roland Garros, sembrava una pazzia prima di tutto a lei: adesso, dopo la finale a Parigi e una nuova pagina di storia del tennis italiano al femminile, l`idea non è più così campata in aria. Perché Paolini sta giocando bene come mai in carriera, sta domando l`erba come una specialista consumata, non come una che fino alla settimana scorsa non aveva mai vinto a Wimbledon e fino al mese scorso sull`erba non era mai arrivata a una semifinale. È per questo che si può pensare che questa 28enne esplosa nell`ultimo anno facendo irruzione per la prima volta tra le migliori 10 del mondo (ha cominciato Wimbledon da numero 7 ma è già sicura del 5° posto nel prossimo ranking Wta), finalmente convintasi di poter essere speciale anche sull`erba come il suo coach Renzo Furlan le ha ripetuto più volte, possa davvero vincere. Anche se non dovesse farlo, questo torneo per lei rimarrà speciale. Perché sta facendo qualcosa di enorme, sta vivendo un sogno in cui ancora lei confessa di non credere fino in fondo. Con Navarro aveva perso tre volte su tre nell`ultimo anno, stavolta Jasmine l`ha fatta a pezzi 6-2 6-1 in appena 57` sul Centrale di Wimbledon, quel campo che da bambina sognava quando, da «tifosa sfegatata di Roger Federer», non si perdeva una finale. Adesso su quella stessa erba c`è lei, adesso è lei che i tifosi dell`All England Club idolatrano, conquistati dai suoi dritti irresistibili e dai suoi colpi a rete quanto dal sorriso in cui si scioglie alla fine di ogni partita, dopo ogni vittoria che le sembra più incredibile di quella precedente. «Cerco sempre di ricordarmi dove sono, perché è importante rendersi conto di quello che si sta facendo ed esserne felici – racconta, facendo fatica a non sciogliersi in quella risata contagiosa che le sta facendo conquistare un sacco di tifosi sull`erba londinese -. Era la seconda volta che giocavo sul Centrale e mi è sembrato un pochino più normale, ma se mi ricordo di quando lo vedevo da bambina mi dico che non è normale e che devo esserne contenta. E mi devo ricordare che questo posto l`ho sognato». […]

Sinner svuotato (Lorenzo Ercoli, Corriere dello Sport)

La sacra erba di Wimbledon si è trasformata nel teatro di una battaglia fuori da tante logiche. Il quarto di finale tra Jannik Sinner e Daniil Medvedev si è trasformato in un giro di montagne russe da 4 ore. Sei mesi dopo il dramma dell`Australian Open, condito dalla storica rimonta di Jannik per il primo AO tricolore, il russo si è preso una dolce rivincita che coincide con una vittoria che mancava dalla finale di Miami 2023; al tempo valse il 6-0 sul tabellino degli scontri diretti. Le cose sono poi cambiate ad ottobre, a Pechino, con la prima vittoria targata Sinner. In meno di un anno ne sono seguite altre quattro e ieri ci sarebbe stata l`occasione di pareggiare i conti sul 6 pari con la nemesi dei primi tre anni di tour Quando meno ce lo si aspettava, Medvedev è tornato alla ribalta con la vittoria per 6-7(9) 6-4 7-6(4) 2-6 6-3. La fotografia del match, in senso proprio e non figurato, è quella del cambio campo del terzo game del terzo set. Il medico con il saturimetro misura l`ossigenazione del sangue a Sinner pochi istanti dopo il break subito. Uscirà dal campo per una pausa che si protrarrà per undici lunghi minuti. Al rientro Jannik non è propriamente trasformato, ma è un giocatore che in una situazione di precarietà fisica tira fuori ogni energia residua sperando di rimanere a galla per poi tornare a sentirsi meglio. «E’ difficile quando capisci che l`avversario non sta bene. Quando vedi che non si muove bene vorresti fargli giocare punti più lunghi e farlo soffrire di più, sportivamente parlando – così Medvedev ha descritto la situazione dal suo punto di vista -. Allo stesso tempo però sei consapevole che lui
andrà a tutta forza ed è ciò che è accaduto, tant`è che è riuscito a procurarsi due set point in quel parziale. Alla fine però tutto è bene quel che finisce bene
». Le parole dell`attuale numero 5 del mondo descrivono bene ciò che è successo. Per Jannik la resa non é concepita e, dopo
il contro-break del 5-5, riesce a procurarsi due set point nel 12° game. Glaciale Medvedev, che salva prima con l`ace e poi proponendosi a rete impedendo a Sinner il passante. E tie-break parlerà russo: 7-4. […] Nel momento di massima difficoltà Sinner lascia andare il braccio sì, ma usa
anche la testa e fa grande sfoggio della palla corta. Il ventaglio di soluzioni acquisito lo ha salvato a Madrid nelle due giornate dei dolori all`anca e per poco non gli ha permesso di centrare la seconda semifinale a Wimbledon, cosa che è sembrata plausibile dopo un quarto set dominato. Alla resa dei conti arriva presto però il break di Medvedev che vale il 3-1 e da lì il più classico dei cliché da erba: servi bene e porta a casa il match. […]

Paolini sei unica (Lorenzo Di Caprio, Corriere dello Sport)

«Da bambina guardavo le fasi finali di questo torneo e ora mi sembra incredibile di essere proprio io, qui, in semifinale a Wimbledon». Cinquantotto minuti. Tanto è bastato a Jasmine Paolini per regalarsi la partita perfetta nel palcoscenico più prestigioso: il campo centrale di Wimbledon. La toscana ha dominato Emma Navarro 6-2 6-1, diventando così la prima italiana nella storia a raggiungere la semifinale dello Slam su erba. Un risultato storico, tanto insperato quanto meritato per Jasmine che si trova al penultimo atto del torneo nonostante prima di quest`anno non avesse mai vinto un match sul verde in dieci anni di carriera, l’ennesimo capolavoro del suo 2024, una stagione a cui difficilmente è possibile dare una lettura oggettiva e che la porterà, con
questo risultato, alla posizione numero 5 del ranking (terza italiana dopo Schiavone ed Errani). Il modo in cui Paolini ha annichilito l`avversaria per conquistare la seconda semifinale Slam consecutiva (prima italiana a riuscirci) è stato spaventoso. Il suo tennis è sembrato avvolto da un`aura magica, nella potenza e nelle variazioni, tutto sotto l`egida di una strategia tattica che ha pagato dall`inizio alla fine. E pensare che la statunitense Navarro, che solamente fino al 2-1 del primo set è riuscita a tenere testa all`avversaria, era prevalsa piuttosto nettamente in tutti e tre i precedenti giocati dalle due negli ultimi nove mesi. Ieri, però, non c`è stata partita: Paolini ha aggredito il match con la determinazione di una veterana, approfittando delle prime indecisioni e mettendo la freccia senza più voltarsi. Servizi vincenti, colpi penetranti, discese a rete in controtempo (16 punti a rete vinti su 17 lo score finale) e giochi di fino; nella lezione tennistica impartita dalla nostra portacolori c`è stato di tutto e di più, al cospetto di un`avversaria che – a dispetto del punteggio – resta una delle giocatrici più in forma del circuito, autrice prima di questo match di un percorso condito da vittorie prestigiose come quelle ottenute ai danni di Naomi Osaka e Coco Gauff. Meriti che Paolini divide ben volentieri con coach Renzo Furlan. Uomo di poche parole e tanti fatti, l`ex numero 19 del mondo ha rivoltato il tennis della sua allieva negli ultimi dodici mesi: non più un gioco solamente ritmato ma aggressivo, poggiato su basi solide da fondocampo e completato con qualità nei pressi della rete. Un`aggiunta fondamentale, quest`ultima, che Paolini è riuscita a sviluppare con successo anche grazie alle tante partite disputate in doppio con l`amica e chioccia Sara Errani. La capacità di mettersi in gioco, per crescere e diventare la miglior versione possibile: una storia di vita e di tennis. È stata la stessa Jasmine a testimoniare l`incredulità per il torneo che sta disputando: «Ho giocato benissimo, per me dieci giorni fa era impossibile pensare di essere in una situazione del genere. Sono talmente contenta in questo momento che non trovo le parole». Un concetto sottolineato anche qualche ora dopo, in conferenza stampa: «Se m`avessero pronosticato anche solo una semifinale tra Roland Garros e Wimbledon, avrei risposto “Ma siete pazzi?”». […]

Non era il vero Sinner: «Ora penso ai Giochi» (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non erano loro, né Sinner né Medvedev. Certo gli somigliavano parecchio, infilati in un programma televisivo di imitazioni lo avrebbero vinto alla grande, ma non erano loro, quasi li avessero scambiati nel corso della notte, o chissà, fossero precipitati al centro di una trama da spy movie, con quelle maschere che trasformano Tom Cruise in uno della banda dei cattivi. Mission Impossibile, a conti fatti, e Jannik Sinner se n`è reso conto per primo. «Non ero io», dice. «Mi girava la testa», cosa di cui ha informato il proprio angolo già al termine del secondo set. Ma ad aver cambiato di più, identico nelle sembianze, irriconoscibile nel modo di condurre il match, è stato Daniil Medvedev, che dev`essere stato oggetto di un ripetuto e profondo maquillage, della sua filosofia, del suo credo tennistico, perfino dell`anima e dunque del comportamento, dal quale sono spariti gli eccessi, le occhiate a presa per i fondelli degli avversari, le inutile scenette che disponeva sul palcoscenico quando pensava di essere l`unico a potersi opporre a Djokovic e – manco a dirlo – di gran lunga il più forte della propria generazione. Poi sono arrivati gli altri, Alcaraz, Sinner giunti al soglio tennistico meno casualmente di lui, fin qui vincitore di uno Slam con cinque finali perse. La storia la conoscete. Ma certo Daniil deve essersi sentito obbligato a riprendere in mano la propria vita, ad attrezzarsi alla bisogna. E tornare a crescere, cosa che lui forse aveva messo tra le pratiche meno urgenti. Dimostrerà pure qualcosa la crescita della sua panchina, un tempo frequentata solo da coach Cenrara e dalla moglie con l`aria perennemente annoiata, e da questo torneo invece traboccante di aitanti giovanotti, con compiti che potete immaginare… Esperto di video tecnica, mental coach, titillatore di motivazioni…E Gilles Simon, il geniettò ritiratosi da poco. Sinner ha perso, non di brutto, e senza crollare, anzi quasi stoico nel resistere a un avversario in bello spolvero e a una giornata nata sotto pessimi auspici, ma alla fine la testa l`ha sbattuta, su una non meno dura della sua. Ed è logico chiedersi se qualcosa sia cambiato, dopo la lunga corsa ventre a terra che l`ha consegnato in vetta al tennis. Nove mesi condotti a tutta velocità, quasi irreali. Straordinari per le difficoltà superate e gli obiettivi centrati. La prima risposta è che tutto sembra simile a prima. La sconfitta non porta retrocessioni, il primo posto in classifica è ancora saldo. E se qualcuno vi viene a dire che forse un ciclo è finito, dato che il 2024 era cominciato con una vittoria su Medvedev, recuperata al quinto dopo essere stato due set sotto, mentre a Wimbledon quel match si è quasi ripetuto ma con un finale decisamente opposto a quello di Melbourne, avete facoltà di rispondergli con una risata e sussurrargli che di questo ne riparleremo fra cinque anni, magari fra dieci. Qualcosa però sta cambiando nel parterre degli avversari. Il metodo Sinner, che implica la gioia dello studio e del sacrificio, e una vita tutta devoluta al tennis, non dico stia facendo proseliti (magari sì, ma lo sapremo in tempi lunghi) però è finito sotto osservazione, e ha obbligato i rivali a chiedersi che cosa fare per arginarlo. […] Le contromisure Jannik potrà trovarle nel suo habitat naturale, di fianco ai tecnici che si integrano alla perfezione. È già tempo di rimettersi al lavoro. E anche se Sinner non ha mai smesso di farlo (cosa probabilissima) è il momento di esaminare tutti gli elementi di novità di cui gli avversari saranno portatori. Senza preoccupazioni eccessive, però. La sconfitta con Medvedev merita riflessioni, non tormenti. Jannik non stava bene. «Ho dormito male, non so se si tratta di un accenno di influenza, ma già questa mattina mi sentivo poco lucido, fuori quadro. No, al ritiro non ho mai pensato, né prima né durante il match. Si va in campo e si vede, qualcosa può sempre succedere. E devo dare atto a Medvedev di aver giocato una super partita, nella quale ha sbagliato pochissimo. Ci sono cose che non puoi controllare». Il primo set si è indirizzato nella direzione giusta in un combattuto tie break che Sinner ha strappato dalle mani al russo (autopunitosi con un doppio fallo) dopo aver rischiato di perderlo. Il primo a giungere a set point è stato infatti l`orso russo. È dal secondo set che lo stato di relativa lucidità di Sinner è emerso in modo preoccupante. Consegnata la frazione a Danilo il nostro è stato costretto a chiamare il medico. Non uno sbalzo di pressione, ma uno stato di torpore. Tornato in campo con più carica, Sinner si è giocato il set rimontando un break a Medvedev, ma ha sprecato due set point nel dodicesimo game che avrebbero potuto cambiare il corso alla partita. Il tie break ha dato ragione al russo, ma sin dall`inizio del quarto set si è intuito che il match si sarebbe allungato. Infatti, Sinner l`ha dominato. E forse Medvedev, vista la mala parata, si è preso un momento di pausa, tornando a spingere e a sembrare un muro sui colpi di Jannik già dai primi momenti della quinta frazione. Il break nel terzo game ha deciso l`incontro. «Di solito gioco il quinto set con la massima tranquillità, come fosse un set normale», ha spiegato Sinner «ma spesso rischio nei primi game. Un argomento sul quale devo riflettere». […]

Paolinik! (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Prima donna. Una favoloisa impresa, dando lezione sul centrale di Wimbledon. In soli 58 minuti Jasmine Paolini travolge Emma Navarro. Due set perfetti e la 28enne di Bagni di Lucca diventa la prima italiana della storia in semifinale. E la sua strepitosa partita assume connotati incredibili se si pensa che prima del 500 Atp di Eastbourne (dove è stata fermata al penultimo step dalla russa Kasatkina) Jasmine non aveva mai vinto una sola partita sull`erba in tutta la carriera. Pensava di non essere adatta alla superficie, lei cresciuta a pane e terra rossa. Ma ha continuato a lavorare incessantemente con il coach Renzo Furlan sul servizio, sull`aggressività del gioco e ha giocato come una vera, anzi super specialista dei prati. Lo dicono i numeri: 19 vincenti a 6, 54 punti a 31. Ha conquistato quindici in ogni modo. Con il servizio, ace e battute vincenti, con le discese a rete e volée perfette per tempismo ed esecuzione, tra queste una che si è quasi tolta dal ventre come solo i grandissimi giocatori di volo possono fare. E ancora con fenomenali accelerazioni di diritto, anomale e lungo linea che hanno lasciato atterrita la rivale. Non un`avversaria qualunque Navarro, perché la figlia del miliardario è in forte ascesa, a 23 anni, ed era stata capace di batterla tre volte su tre nei precedenti, andati in scena però sul cemento. Prima dell`avversaria, Jasmine ha dominato le emozioni della prima volta sul Centre Court, giocando come nel giardino di casa propria. Ha messo in campo la partita perfetta, forse la migliore dell`anno pur considerando le tante imprese già compiute come la vittoria nel WTA 1000 di Dubai e la recente finale al Roland Garros. Tutto è sembrato facile ma non lo è stato. […] Alla fine la Navarro ha preso velocemente e quasi in lacrime la via degli spogliatoi, Jasmine si è consegnata raggiante al pubblico: «E` incredibile, eccezionale vincere una partita così in questo campo. Sono così contenta che non trovo le parole. Davvero speciale. Un sogno essere in semifinale. Da bambina guardavo le fasi finali del torneo in tv. Emma è un`avversaria tosta, avevo perso 3 volte. Ma ho giocato un grande match, cercando di essere subito aggressiva La semifinale è una felicità immensa». La partita, un assolo. Subìto il break e sotto 1-2, Jasmine non ha più sbagliato nulla. Ha tolto a zero il servizio alla Navarro, rispondendo in modo autorevole e prendendo subito la rete. Ha infilato altri 5 game di fila per chiudere il primo set e salire 1-0 nel secondo. L’americana ha interrotto la serie (1-1) e ha avuto 2 palle per un altro break, ma Jasmine le ha annullate. Dal 2-1 un altro soliloquio tecnico di livello epocale che l`ha condotta al trionfo. Domani troverà la croata Donna Vekic, che ha centrato al 43° tentativo una semifinale Slam. L’azzurra conduce 2-1 nei precedenti e partirà favorita: «In semifinale non ci sono avversarie facili. Se arrivi a questo punto stai giocando bene. Cercherò di dare il 100% e combatterò su ogni palla. Sono riconoscente per il fatto di poter giocare ancora un match davanti a voi e in questo contesto». […]